venerdì 12 novembre 2010

100 CANZONI PER CAPIRE IL ROCK

Fonte: http://www.jamonline.it/pages/articolo.aspx?item_id=310
100 CANZONI PER CAPIRE IL ROCKdi Claudio Todesco e Paolo Vites

Quali canzoni hanno fatto la storia del rock? Quali in tre, quattro minuti hanno cambiato la vita di chi le ha ascoltate? Quali hanno riflesso meglio di altre gli accadimenti del mondo? E quali hanno a loro volta influenzato almeno un po' la società? Per festeggiare il centesimo numero di Jam, abbiamo selezionato le 100 canzoni ideali per capire il rock. Le trovate, ordinate cronologicamente, in questo lunghissimo articolo di copertina. Non è un semplice elenco: per ogni brano citato trovate dati tecnici, storie, aneddoti, un punto di vista critico e riferimenti ad altre versioni. È un gioco. Selezionare 100 canzoni per capire il rock significa scartarne almeno 200 altrettanto importanti, quindi non prendetevela se quel tale brano è stato escluso. Abbiamo stilato un elenco delle canzoni per capire il rock, attenzione, non delle canzoni più belle della storia. Abbiamo perciò tenuto conto sì della qualità, ma anche della popolarità e dell'influenza che esse hanno avuto nelle successive vicende della nostra musica. Come vedrete, ci sono canzoni degli anni 50, 60, 70, 80 e 90, ma non degli anni 2000. Non perché negli ultimi tempi non siano state pubblicate canzoni degne di entrare nel nostro elenco, ma perché solo la distanza storica dagli eventi permette di giudicarli con più oggettività e questo vale anche per le canzonette. Per lo stesso motivo, abbiamo ridotto al minimo le canzoni pubblicate negli anni 90: abbiamo scelto quelle essenziali, per non sbagliare. Chicca finale, abbiamo chiesto a Elliott Murphy di raccontarci la sua "vita in una rock song". Buon divertimento.

LA MIA VITA IN UNA ROCK SONG
di Elliott Murphy *
È incredibile pensare che cinquant'anni fa le canzoni rock non esistevano nemmeno, mentre oggi sono ovunque, dalle colonne sonore dei film alle pubblicità in tv fino, ovviamente, alla radio. Le canzoni sono oggetti davvero anonimi, non sono eroi o leggende o star di per sé, ma costituiscono le fondamenta su cui sono costruite le leggende del rock. Elvis Presley, che a malapena scrisse una canzone in tutta la sua esistenza, acquisì fama e gloria grazie a canzoni scritte da compositori sconosciuti come Otis Blackwell. Ma quando sentiamo Don't Be Cruel, pensiamo solo a Elvis The King perché, per il solo fatto di cantarla, l'ha fatta sua. La parte magica è che, per il solo fatto di ascoltarle, facciamo nostre le canzoni che amiamo - diventano la colonna sonora dei film di ognuna delle nostre piccole vite.
Un sacco di belle canzoni raccontano una storia e ci permettono di entrare a far parte di quella storia. Quando sento Mick Jagger che canta "I can't get no satisfaction", sono io a non trovare soddisfazione, e quando Bob Dylan chiede "How does it feel? To be on your own, like a rolling stone" sono sempre io a conoscere alla perfezione quel sentimento di solitudine. È il processo di trasferimento diretto dallo scrittore al cantante e poi all'ascoltatore che rende magiche le canzoni rock. I brani davvero grandi vano bene per tutti e persino un titolo come Smells Like Teen Spirit di Kurt Cobain ci ficca in testa un'intera storia. Come disse una volta Bruce Springsteen, "le canzoni conoscono me meglio di quanto io conosca loro".
Credo che la longevità del rock'n'roll sia dovuta innanzitutto alle grandi canzoni - melodie, ritmi e parole - che esso ha prodotto negli ultimi cinquant'anni. Sono state le rock songs a spingere il pubblico e la critica a prendere seriamente la nostra musica. Il fatto che i primi cantanti rock fossero strettamente identificati con le canzoni che cantavano provocò quasi una mutazione genetica nella generazione successiva di performer. E così, artisti come Bob Dylan, Beatles e Rolling Stones iniziarono abbastanza velocemente a scrivere da soli le proprie canzoni. È stato il big bang nella storia dell'universo rock'n'roll: quello è stato il momento in cui il rock è davvero diventato arte, e perciò ha cominciato a meritare il rispetto dovuto a ogni forma d'arte. Artisti come Jimi Hendrix, Lou Reed, Joni Mitchell, Bruce Springsteen, Tracy Chapman e molti altri l'hanno provato a più riprese. Era musica destinata a durare perché l'adesione emotiva degli autori di quei grandi brani era pari a quella di Mozart e Beethoven. e non sto scherzando.
La prima canzone che mi ha fatto letteralmente impazzire è stata Runaround Sue di Dion And The Belmonts all'inizio degli anni 60. Era un doo-wop newyorchese e non riuscivo a levarmelo dalla testa. Dopo aver comprato il disco, presi il registratore di mio padre e incisi la canzone più e più volte sullo stesso nastro, in modo da poterla ascoltare in continuazione. Quella canzone mi ha cambiato la vita in senso positivo, perché mi ha dato qualcosa in cui credere. Oggi, dopo tutti questi anni, non scrivo canzoni per far soldi o per diventare una star, scrivo canzoni perché mi hanno cambiato la vita, mi hanno reso ciò che sono. Cerco di continuarne la tradizione, di fare la mia parte, di cambiare a mia volta la vita di qualcun altro. Se scrivi canzoni, è questo il tuo compito.
* Cantautore, rocker, scrittore: Elliott Murphy ha vissuto e commentato gli ultimi 25 anni di storia del rock. Sì, è lui che avete visto nell'ottobre 2002 a Bologna duettare con Bruce Springsteen sulle note di Born To Run. Il suo ultimo album è il doppio Strings Of The Storm. Il suo ultimo libro è Café Notes, raccolta di brevi racconti scritti al tavolo d'un caffè parigino.



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ANNI 50

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Shake, Rattle And Roll 
(Calhoun)
Joe Turner & His Blues Kings
Aprile 1954, reperibile nell'antologia Joe Turner/Rockin' The Blues
Aveva già 40 anni ed era attivo dal 1938: Big Joe Turner era considerato il più grande shouter blues del dopoguerra. Con questa incisione sarebbe diventato un beniamino del nascente rock'n'roll, soprattutto grazie alla versione di successo che ne avrebbe fatto Bill Haley. Il sensuale jump blues e le liriche licenziose dell'originale mostrano che il rock'n'roll non sarebbe nato senza la musica dei neri.
Altre versioni: Bill Haley & His Comets, Elvis Presley.

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(We're Gonna) Rock Around The Clock
(Myers-Freedman)
Bill Haley & His Comets
Maggio 1954, reperibile nell'antologia Best Of Bill Haley And The Comets
Non ha mai avuto il physique du role e spesso i documentari sulla storia del rock lo dimenticano, ma Bill Haley è stato il primo ad avere un disco rock in una colonna sonora e il primo ad avere un singolo rock'n'roll al numero 1. E ben prima che Elvis entrasse in uno studio. Rock Around The Clock era già stata incisa da un gruppo country, ma Bill sapeva il fatto suo: un anno dopo la pubblicazione, nel '55, inclusa nel film Blackboard Jungle, avrebbe venduto venti milioni di copie e negli anni sarebbe stata considerata il "big bang" del rock'n'roll.
Altre versioni: Isley Brothers, Harry Nilsson. E i Sex Pistols di The Great Rock & Roll Swindle.

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Blue Suede Shoes
(Perkins)
Carl Perkins
Dicembre 1955, reperibile nell'antologia The Complete Sun Singles
Erano giorni in cui si scrivevano canzoni anche su un sacchetto di patatine. È quello che fece questo ragazzotto di campagna, appena approdato alla Sun Record, quando una mattina si svegliò ricordando quando, la sera prima, durante un suo concerto, qualcuno del pubblico aveva litigato con la sua ragazza, dicendole di non pestare le "sue scarpe di velluto". A differenza di Elvis, che flirtava con la black music, Perkins era hillbilly fino al midollo: questa è musica dei bianchi caricata all'ennesima potenza, ma l'effetto è lo stesso di Elvis. Notevole la parte chitarristica, che fece di Perkins uno dei primi guitar heroes. Blue Suede Shoes sarebbe stato il primo singolo della storia a finire al numero 1 delle classifiche pop, country e R&B allo stesso tempo.
Altre versioni: la più celebre è quella di Elvis Presley, ma l'hanno rifatta un po' tutti, da Jimi Hendrix ai Black Sabbath.

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Tutti Frutti
(LaBostrie-Richard-Lubin)
Little Richard
Gennaio 1956, reperibile nell'antologia
All-Time Greatest Hits
Era la prima volta che l'America sentiva un nero cantare in questo modo: neanche i più scatenati crooner r&b avevano osato tanto. Lo shock che seguì l'epocale nonsense di "WOP BOP A LU BOP A WOP BAM BOOM!" cambiò la storia del Paese e portò il rock'n'roll definitivamente nel cosiddetto mainstream. Era l'esplosione di quella coscienza popolare, ribelle e trasgressiva, che per troppo tempo era stata tenuta a freno dall'America benpensante.
Altre versioni: quella di Elvis ne accentua il contenuto delinquenziale, anche se difficilmente può competere con i break mozzafiato di Little Richard.

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Heartbreak Hotel
(Axton-Durden-Presley)
Elvis Presley
Gennaio 1956, reperibile nell'antologia The Complete 50s Masters
Il 10 gennaio 1956 Elvis comincia la sua prima session per la Rca, dopo aver abbandonato la Sun Record. Benché il suo nome sia già piuttosto noto, non ha ancora sfondato definitivamente a livello nazionale. Chet Atkins, che è in quello studio di Nashville, alla vista di questo ragazzo vestito di rosa e di nero, telefona alla moglie: "Non vedrai mai nulla di simile in tutta la tua vita". Una certa signora Mae Axton (madre del futuro autore di The Pusher, Hoyt Axton) è una collaboratrice del Col. Parker, manager di Elvis. Scrive anche canzoni, e un giorno, letto su un giornale la storia di un suicidio, scrive un brano, Heartbreak Hotel. Elvis l'ascolta e decide che deve registrarla. Dj Fontana, il batterista, ricorda come quel giorno Elvis fu l'autentico produttore. Appende un cartello sulla porta dello studio ("Non entrare"), studia un eco speciale per la sua voce, dirige i musicisti. Heartbreak Hotel diventa un lascivo rock blues, inquietante e maledetto, come il vero rock'n'roll dovrebbe essere. Il 21 aprile, cinque settimane dopo l'uscita, Heartbreak Hotel è il primo numero uno di Elvis in tutti gli Stati Uniti.
Altre versioni: Johnny Cash, Chet Atkins, Fats Domino, Neil Diamond, Hoyt Axton, Pat Boone, Joe Tex, John Cale, Billy Joel, Willie Nelson, Soft Boys, Link Wray e centinaia d'altri. Gli U2 l'hanno citata in A Room At The Heartbreak Hotel.

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Be Bop A Lula
(Davis-Vincent)
Gene Vincent & The Blue Caps
Giugno 1956, reperibile nell'antologia Capitol Collectors Series
Il rockabilly fotografato nel suo momento di massimo splendore: una chitarra tagliente (lo straordinario Cliff Gallup, influenza primaria per un certo Jeff Beck), la batteria essenziale il piglio vocale sexy. Tutto quello che bastava, e anche l'unico vero momento di gloria per lo sfortunato rocker. Per i moralisti dell'epoca, un brano dalla così forte carica sessuale era un invito a nozze e la testimonianza di tutta la carica trasgressiva di questa musica.
Altre versioni: John Lennon la incise nel '75 nel suo disco Rock'n'Roll e Paul McCartney avrebbe fatto lo stesso per il suo Unplugged del '91.

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Who Do You Love
(MacDaniel)
Bo Diddley
Agosto 1956, reperibile nell'antologia His Best
"Tombstone hand and a graveyard mind / 22 and I don't mind dyin'": quando il diavolo fa il suo ingresso sfacciato nel rock'n'roll. E naturalmente solo un nero può permettersi di scherzare con il fuoco. Incamerando i ritmi tribali propri del continente africano, Bo Diddley non solo firma uno dei grandi classici del rock, ma fa capire quanto la cultura americana è indissolubilmente legata a quella nera. La chitarra forgia un ritmo incalzante (che sarà ripreso centinaia di volte negli anni a seguire), la voce fa paura: l'altra faccia degli happy days.
Altre versioni: Quicksilver Messenger Service, su Happy Trails: Who Do You Love diventa una lunga e acida cavalcata hippie. The Hawks, su The Roulette Years: l'urlo selvaggio di Ronnie Hawkins è forse una delle cose più 'spaventose' della storia del rock, così come lo è l'assolo di Robbie Robertson. E ancora Doors, Eric Clapton, Grateful Dead, Santana, Yardbirds, Jesus & Mary Chain (che scrissero anche Bo Diddley Is Jesus).

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That'll Be The Day
(Holly-Allison-Petty)
Buddy Holly And The Crickets
Maggio 1957, reperibile nell'antologia Greatest Hits
Non molti sanno che fu una frase di un film di John Wayne a ispirare Buddy Holly e il suo 'socio' Jerry Allison per quello che sarebbe diventato il primo grande successo dell'occhialuto rocker texano. L'intro e il solo di chitarra, il ritmo scattante, l'accompagnamento vocale ne fanno il perfetto gioiello pop che tanto avrebbe influenzato i Beatles. Il produttore Norman Petty aggiunse, astutamente, il suo nome come autore, benché non avesse fatto nulla.
Altre versioni: insieme a Chuck Berry, Buddy Holly fu in assoluto la più grande influenza sui Fab 4. Il Vol. 1 dell'Anthology contiene una versione di questo brano.

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Great Balls Of Fire
(Blackwell-Hammer)
Jerry Lee Lewis
Novembre 1957, reperibile nell'antologia All Killer, No Filler
Esiste una divertente registrazione dove Sam Phillips e Jerry Lee Lewis discutono animatamente, mentre tentano di registrare questa canzone. Il problema è che Jerry Lee pensa che questo brano possa essere troppo blasfemo. Aveva ragione: quando Phillips finalmente convince il cantante a registrare, è come se l'inferno si scateni sulla terra. Tutto si regge su due strumenti: il piano e la batteria, più il fondamentale eco degli studi Sun.
Altre versioni: Fleetwood Mac, Electric Light Orchestra, Tom Jones, Dolly Parton. E la sorella Linda Gail Lewis.

ci hanno  fatto  anche un film , guarda questa  scena 
http://www.youtube.com/watch?v=bFOCdHMSR-8&feature=related
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Johnny B. Goode
(Berry)
Chuck Berry
Aprile 1958, reperibile nell'antologia The Best Of Chuck Berry
Il primo songwriter del rock'n'roll e soprattutto il brano che ha costituito i canoni stessi del rock chitarristico: un riff indimenticabile (almeno per gente come Keith Richards), una melodia incalzante che racchiude tanto la musica hillbilly che quella nera e infine un testo che è una piccola novella: da New Orleans fino alla redenzione finale, incluso il sogno tutto americano della Terra Promessa. In due minuti e mezzo tutto l'abicì della perfetta canzone rock.
Altre versioni: quella incendiaria di Jimi Hendrix (Live At Berkeley) e quella scanzonata e osannante dei Grateful Dead (Grateful Dead) perché questa è pura all american music.





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ANNI 60
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Blowin' In The Wind
(Dylan)
Bob Dylan
Maggio 1963, reperibile nell'album The Freewheelin' Bob Dylan
Alcune canzoni superano il tempo, diventando immediatamente universali. Se Blowin' In The Wind fu giustamente l'inno del Movimento per i diritti civili americani, cantata davanti a Martin Luther King durante la marcia su Washington, è vero che questo brano ancor oggi si canta ovunque, nel mondo, e in qualunque situazione dove i diritti umani sono calpestati. Proprio perché non contiene slogan o prese di posizioni politiche facilmente etichettabili, ma solo la legittima richiesta di ogni uomo a sperare in una vita migliore. Portata al successo dal trio folk Peter, Paul & Mary, è una semplicissima ballata folk ispirata dal tradizionale No More Auction Block.
Altre versioni: oltre a quella già citata di Peter, Paul & Mary (la quintessenza del folk revival), va ricordata la devastante versione à la Jimi Hendrix che ne fece Neil Young (su Weld) nel 1991, in piena Guerra del Golfo.

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House Of The Rising Sun
(Tradizionale)
Animals
Giugno 1964, reperibile nell'antologia The Complete Animals
Otto di mattina, studi De Lane Lea, Londra. Un gruppo inglese che ancora non ha successo si appresta a registrare un antico brano della tradizione nordamericana con un vero e proprio arrangiamento rock, frutto del talento del tastierista Alan Price. Non sono pochi i dubbi dei produttori: il brano è troppo lungo per le radio e poi quel testo che parla di un bordelllo. Mezz'ora dopo, con quell'inconfondibile arpeggio di chitarra, la voce nerissima di Eric Burdon che arriva dall'anima e l'assolo di organo, il brano è già pronto, in una sola take. Sarà numero 1 in classifica e anche Bob Dylan, già colpito dai Beatles, capisce una volta per sempre che è tempo di abbandonare la chitarra acustica per una elettrica.
Altre versioni: Bob Dylan la incise, rispettando pienamente i canoni della folk music più rigorosa, nel suo disco d'esordio due anni prima. Ma dopo gli Animals se ne sarebbe del tutto dimenticato.

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Dancing In The Street
(Stevenson/Gaye/Hunter)
Martha & The Vandellas
Agosto 1964, reperibile nell'antologia Milestones
Durante gli incidenti razziali di Detroit, i neri la cantavano come un inno di liberazione. Esempio eclatante di come una semplice pop song possa diventare colonna sonora delle nostre vite, Dancing In The Street è l'esempio migliore di quel magico crossover tra black music e pop song bianca che Phil Spector e la Motown seppero costruire nella prima metà dei 60. E pensare che quando la incise, Martha Reeves era ancora la segreteria del boss della Motown. Brano dal ritmo irresistibile e dal fascinoso uncino melodico, più che una canzone è una celebrazione.
Altre versioni: i Grateful Dead, sin dagli anni 60, l'hanno proposta spesso dal vivo (diversi dischi, tra cui Fallout From The Phil Zone), facendola diventare un inno degli hippie e del semplice desiderio di divertimento. Celebre il duetto tra Mick Jagger e David Bowie.

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You Really Got Me
(Davies)
The Kinks
Agosto 1964, reperibile nell'antologia The Complete Collection
Con la complicità di Jimmy Page (ai tempi sfruttatissimo session man) alla chitarra ritmica, ecco uno dei brani il cui riff può essere secondo solo a quello di Satisfaction. Brutale e incalzante, sarebbe diventato il modello per decine di gruppi hard rock a venire. Il solo di Dave Davies, infatti, contiene quella che, ai tempi, si poteva considerare la distorsione più tosta mai sentita. Come dice il fratello Ray, "Dave, con quel suono, inventò l'heavy metal".
Altre versioni: quella dei Van Halen (sul loro esordio omonimo) dimostra che Ray Davies aveva ragione, a proposito del fratello.

rifatta  da Van Halen
http://www.youtube.com/watch?v=HB8WHA3WWz0&feature=related
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Gloria
(Van Morrison)
Them
Febbraio 1965, reperibile nell'album Them
"Teenage lust", come la chiamano gli inglesi. Poche canzoni hanno saputo esprimere il desiderio sessuale come il brano del giovane Van Morrison. Un ritmo sincopato in 6/4, una chitarra swingante, l'organo persuasivo, il basso che ricorda tanto il Bolero quanto il Peter Gunn Theme, guidano la danza fino a che la canzone esplode in un crescendo orgasmico. Non fu un gran successo per i Them, ma venne subito ripresa da decine di gruppi e ancora oggi lo stesso Van Morrison si sente (quasi sempre) obbligato a proporla dal vivo.
Altre versioni: solo Patti Smith nella sua celebre Gloria (su Horses) sembra aver capito che il sesso è ingrediente fondamentale del rock. Jim Morrison con i Doors (Alive She Cried) ne fa una eccellente cavalcata rock, l'esempio di quello che dovrebbe essere qualunque buon 'anthem' da concerto.

è  anche la colonna  sonora  dei  ragazzi  della 54esima strada ....
http://www.youtube.com/watch?v=esrHUvBuJ3g
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Mr. Tambourine Man
(Dylan)
The Byrds
Giugno 1965, reperibile nell'album Mr. Tambourine Man
"Volevamo riempire il gap tra la musica dei Beatles e i testi di Bob Dylan", dice Roger McGuinn. Così nacque il folk-rock (non solo: anche la stagione psichedelica californiana). Mr. Tambourine Man fu l'unico 45 giri americano (numero 1 in classifica) in grado di rivaleggiare con lo strapotere dei Beatles di allora, l'unica vera risposta stelle e strisce alla british invasion. Lo stesso Dylan non poté che accelerare la sua svolta elettrica. Tutto grazie a quel geniale intro di chitarra (che diede vita al cosidetto jingle jangle sound) mutuato da un brano di Bach, a quel basso poderoso e alle celestiali armonie vocali.
Altre versioni: l'originale di Bob Dylan (su Bringing It All Back Home) è ancora una ballata acustica, che David Crosby riteneva troppo lunga (e noiosa) per poterne fare un singolo di successo...

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(I Can't Get No) Satisfaction
(Jagger-Richards)
The Rolling Stones
Giugno 1965, reperibile nell'album Out Of Our Heads (Us)
La madre di tutti i riff. Keith Richards si era svegliato un mattino con in testa un riff che prontamente registrò su cassetta. Una volta messa giù la canzone intera con Jagger, pensava fosse banale. Inoltre non gli piaceva l'effetto fuzztone usato per la sua chitarra (che tutt'oggi si rifiuta di usare quando la esegue dal vivo). Ma il risultato (il primo numero 1 degli Stones negli Stati Uniti) è la più forte affermazione di malessere e disagio giovanile degli anni 60, specialmente grazie alla infuocata performance vocale di Jagger. Un brano che, allora, metteva paura.
Altre versioni: Otis Redding (in Live In Europe) cerca di 'bastardizzare' la canzone con un arrangiamento r&b: niente da fare. Curiosa invece la che diventa una cupa ballata acustica.

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Yesterday
(Lennon-McCartney)
The Beatles
Agosto 1965, reperibile nell'album Help!
Quella che è probabilmente la canzone pop più ripresa della storia da altri artisti, segna anche il primo caso di composizione autonoma nei Beatles. Non solo: in piena era beat e di "yeah yeah yeah", McCartney si pone in modo solitario, voce e chitarra acustica (e orchestra), facendo a meno di tutti gli altri e dimostrando che la loro musica contiene infiniti aspetti. Il risultato è un brano che oggi suona forse banale, ma che è un perfetto esempio di melodia pop: struggente, melodicamente ineccepibile e in cui le liriche non devono per forza essere ottimiste.
Altre versioni: delle quasi mille esistenti, forse quella fatta da Ray Charles (su Definitive) rimane nella memoria per la splendida performance del cantante cieco e per la capacità di unire feeling 'nero' a una classica melodia bianca.

 la versione  di  Ray  Charles 
http://www.youtube.com/watch?v=V7neSW7U-xE
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Like A Rolling Stone
(Bob Dylan)
Bob Dylan
Luglio 1965, reperibile nell'album Highway 61 Revisited
"Un lungo pezzo di vomito": così lo definisce il suo autore. Sicuramente il singolo che ha cambiato, per sempre, le regole del gioco. Nessuno aveva mai osato fare un 45 giri che durasse più dei tre canonici minuti radiofonici: Like A Rolling Stone dura esattamente il doppio, eppure schizza immediatamente nella Top 5 americana e inglese. Un Dylan finalmente liberato dalle pastoie folk revival scende sul campo di Beatles e Rolling Stone e sbaraglia tutti: loro stessi, dopo questo brano, cambieranno approccio musicale. Un incubo al vetriolo, il rifiuto di ogni regola, il grido di libertà per eccellenza: il tutto guidato dal magico organo di Al Kooper e da quella voce ("How does it feel?"). Curiosità: il riff di organo diventerà negli anni un simbolo del rock stesso. Ma il suo autore, Al Kooper, non aveva mai suonato prima una tastiera. Se la cavava un po' con la chitarra ma era in quello studio solo come aiutante del produttore. Un giorno che nessuno era presente, seduto all'organo, inventò quella magica serie di accordi. Per fortuna erano già tornati tutti in studio.
Altre versioni: Jimi Hendrix (At Monterey) ne fa quasi una slow ballad di rara intensità; John Mellencamp (The 30th Anniversary Concert Celebration) recupera Al Kooper e la rabbia dell'originale.

la versione di  jimi  hendrix
http://www.youtube.com/watch?v=nomiRFkEd64
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The Sound Of Silence
(Simon)
Simon & Garfunkel
Gennaio 1966, reperibile nell'album Sounds Of Silence
Con questo brano, Paul Simon si meritò la qualifica di "poeta rock" subito dopo Bob Dylan. Nessun altro, probabilmente, ha saputo scrivere versi di tale livello lirico. The Sound Of Silence, in classica versione folk acustica, era già stata incisa da S&G nel disco d'esordio di due anni prima, ma senza alcun riscontro commerciale. Il duo si era anche diviso. La nuova versione, a cui il produttore Tom Wilson (lo stesso di Bob Dylan) aggiunse un accompagnamento elettrico appunto à la Dylan (medesimi anche i musicisti), l'esempio che tutti 'dovevano' seguire, permise invece al brano di sfondare nelle classifiche. Il tutto senza neanche interpellare i due ma che, visto il successo, decisero prontamente di rimettersi insieme.
Altre versioni: è celebre quella di Simon & Garfunkel a Central Park.

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California Dreamin'
(Phillips-Phillips)
The Mamas & The Papas
Marzo 1966, reperibile nell'album If You Can Believe Your Eyes And Ears
È curioso che la canzone che simboleggia la California, terra di sole e sogni, sia stata scritta in un gelido inverno newyorchese. Ma forse proprio per questo è stata capace di racchiudere così bene il desiderio di fuga, di una vita migliore, di una terra promessa, come la California in fondo è sempre stata considerata. Costruita musicalmente come una classica ballata con accordi in minore, mentre la progressione discendente le dà il colore di un classico brano surf rock, è comunque l'impasto vocale (con le voci maschili e femminili) a renderla speciale. Un classico senza tempo.
Altre versioni: tra le innumerevoli versioni, spicca quella dei Beach Boys (su Greatest Hits Vol. 3), che ne valorizzano l'impasto vocale, mentre Roger McGuinn dei Byrds regala il suo classico jingle jangle.

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River Deep, Mountain High
(Spector-Greenwich-Barry)
Ike & Tina Turner
Maggio 1966, reperibile nell'antologia Proud Mary: The Best Of
In America arrivò a malapena nella Top 100: era la prima volta che Phil Spector non azzeccava il colpo. È un mistero (ma in Inghilterra fu subito numero 3) e fu anche l'inizio del suo declino. Si dice che il motivo dell'insuccesso americano fu il rifiuto di Spector a pagare ai deejay la consueta mazzetta: sta di fatto che questo brano è il wall of sound alla massima potenza, impreziosito dalla favolosa interpretazione vocale di Tina Turner: non è r&b, non è rock, non è pop. È musica totale e a dir poco affascinante.
Altre versioni: gli Animals. La voce nera di Burdon fa risaltare la bellezza della melodia.

rifatta dagli  animals 
http://www.youtube.com/watch?v=1FkQ4qi_xqE
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Good Vibrations
(Love-Wilson)
The Beach Boys
Ottobre 1966, reperibile nell'antologia Sounds Of Summer
Quello che secondo i giornalisti di Mojo è il singolo migliore di sempre e che altri hanno definito "la canzone pop più inventiva di tutti i tempi", nacque da diverse session in ben quattro differenti studi di registrazione. Era uno dei primissimi esperimenti di utilizzo in campo pop delle tecniche di sovrincisione disponibili all'epoca, oltre a segnare una vera svolta stilistica per il gruppo californiano che in quello stesso periodo incise l'album capolavoro Pet Sounds. Good Vibrations non entrò in quel disco e finì per essere pubblicata come 45 giri, arrivando prima in classifica sia negli Stati Uniti, sia in Inghilterra.
Altre versioni: Todd Rudgren, Nina Hagen, Troggs. Brian Wilson l'ha ripresa da solista.

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Gimme Some Lovin'
(Davis-Winwood-Winwood)
Spencer Davis Group
Dicembre 1966, reperibile nell'antologia Best Of
Un riff, quello inventato dal giovanissimo Stevie Winwood alle tastiere, dei più basilari, eppure di quelli che sono entrati di diritto nel grande catalogo dei momenti classici della musica rock. Un gruppo inglese, bianco, eppure un brano che suona come un perfetto esempio di r&b nero. Erano loro, infatti, gli inglesi, a metà dei 60, i migliori a maneggiare la musica dei neri. Il modo in cui Winwood canta, poi, lo fa sembrare una sorta di Ray Charles. Fu un grande successo su tutte e due le sponde dell'Atlantico.

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For What It's Worth
(Stills)
Buffalo Springfield
Dicembre 1966, reperibile nell'album Buffalo Springfield
Non sono moltissime, ma alcune rock song sono state la voce perfetta di una generazione. Mentre a Los Angeles scoppiava la rivolta dei giovani contro l'imposizione delle autorità che volevano il coprifuoco sul Sunset Strip (dove c'erano tutti i locali trendy e i club dove si esibivano i gruppi rock emergenti) per via delle proteste dei 'bravi cittadini' disturbati da quel via vai continuo, Stills era a San Francisco a suonare con la sua band. Informato di quanto avveniva, tornò a casa al Topanga Canyon, in una serata mise giù una 'canzoncina' che si chiedeva che diavolo stesse succedendo, nel più puro stile della canzone di informazione folk. Musicalmente, For What It's Worth contiene invece tutti gli elementi di una grande rock song, dal riff iniziale di chitarra all'esplosione del ritornello con quel classicissimo stop and go che dal vivo ne avrebbe fatto il cavallo di battaglia di CSN e CNS&Y ancor oggi. Non era una canzone di protesta nel classico senso della parola, ma fotografava perfettamente i "tempi che stavano cambiando".
Altre versioni: i Public Enemy l'hanno campionata in He Got The Game, dimostrando l'universalità del brano.

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Somebody To Love
(Slick-Slick)
Jefferson Airplane
Febbraio 1967, reperibile nell'album Surrealistic Pillow
Era già stata incisa dai Great Society con il titolo di Someone To Love. Era passata inosservata fino a quando Grace Slick la fece sua, con i Jefferson Airplane, facendola diventare, da una innocua ballata d'amore, nell'inno della Summer Of Love. Adesso la Slick chiedeva amore, sì, ma era disposta a riceverlo da chiunque, non necessariamente dal proprio fidanzato. Amore libero, ovviamente. Strepitoso l'assolo acido di Jorma Kaukonen. Accenni pop si uniscono splendidamente in un robusto suono garage: il sound di San Francisco.
Altre versioni: i Ramones, con il loro inconfondibile stile, ne hanno fatto una divertente caricatura in Acid Eaters, chiamando alla voce la porno star Traci Lords.

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Heroin
(Reed)
The Velvet Underground
Marzo 1967, reperibile nell'album The Velvet Underground & Nico
Lou Reed ha sempre detto che questa "è una canzone contro la droga", ma certo ai tempi, quando ancora si pensava alle droghe come a qualcosa di positivo (vedi la psichedelia e quant'altro) fu un pugno in un occhio, tanto che l'album dei Velvet fu bandito da tutte le radio americane. Con un linguaggio crudo e scioccante, Reed racconta lo squallore e la disperazione di un tossicodipendente, mentre la musica, minimale, è un crescendo apocalittico. I testi delle canzoni rock cambieranno per sempre, dopo questa canzone.
Altre versioni: Roky Erickson, Echo & The Bunnymen, Billy Idol. Celebre la versione che Reed ne diede sul live Rock'n'Roll Animal.

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Purple Haze
(Hendrix)
The Jimi Hendrix Experience
Marzo 1967, reperibile nell'album Are You Experienced?
"La nebbia color porpora" in un certo senso ha circondato il grande chitarrista per tutta la sua breve esistenza. Brano profetico, per la sua composizione Hendrix si era ispirato a un antico mito degli indiani Hopi con riferimenti allucinogeni d'obbligo. Musicalmente è uno showcase del suo genio: non solo chitarristico, ma anche per gli effetti sonori (ad esempio l'eco) inventati in studio. Ci vollero numerose sedute per trovare il risultato finale, che ancora oggi suona rivoluzionario ed eccitante.
Altre versioni: quante volte avete sentito una versione a cappella di un brano di Jimi Hendrix? È quello che fanno i bravissimi Bobs nel loro Sings The Songs Of. Da citare anche la versione strumentale del Kronos Quartet e quella dei nostri Quintorigo.

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Respect
(Redding)
Aretha Franklin
Aprile 1967, reperibile nell'antologia Queen Of Soul: The Very Best Of
È vero, come ha detto qualcuno, che Aretha Franklin fa sue le canzoni che incide: quanti hanno mai fatto caso che questo brano è stato composto da un genio come Otis Redding? Eppure per tutti è un brano di Aretha. Con lei stessa al pianoforte, questa canzone non è solo uno showcase della sua grande sensibilità di interprete, è anche una dichiarazione di intenti, in un periodo in cui le donne ancora non avevano cominciato a rivendicare la propria indipendenza. Di più: le voci delle due sorelle di Aretha creano una sisterhood formidabile, facendone forse il primo vero brano femminista della storia, come se la loro richiesta di "rispetto" non fosse neppure negoziabile.
Altre versioni: è stata rifatta da artisti di sesso maschile come Stevie Wonder, Sam & Dave e Jackie Wilson. La Franklin l'ha rifatta per Blues Brothers 2000.

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Light My Fire
(Densmore-Krieger-Manzarek-Morrison)
The Doors
Aprile 1967, reperibile nell'album The Doors
Quando i Doors stavano registrando questo brano si sentirono dire: "Sei minuti di durata? E chi credete di essere? Bob Dylan?". Già, perché un gruppo all'esordio non poteva permettersi singoli non radiofonici. Su disco comunque andò il brano per intero, mentre la versione radiofonica, ridotta, trainò singolo e album in vetta alle chart. I Doors erano delle star. Brano nato da una canzoncina stile flamengo che Krieger aveva composto, nell'interpretazione di Jim Morrison divenne uno dei brani manifesto del gruppo: il desiderio sessuale e la voglia di trasgredire, ovviamente. Efficacissimo anche il break strumentale di chitarre e tastiere, tipicamente Sixties.
Altre versioni: il cantante e chitarrista cieco José Feliciano ne recuperò l'originale feeling latino (su Absolutely The Best). Decisamente mainstream, ma anche la dimostrazione della bontà pop del brano (vedi anche il recente successo di Will Young).

rifatta da will young 
http://www.youtube.com/watch?v=2BYEZmw6rcM&ob=av2n
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A Whiter Shade Of Pale
(Brooker-Reid)
Procol Harum
Maggio 1967, disponibile nell'antologia The Best Of Procol Harum
Quando A Whiter Shade Of Pale fu composta e registrata, i Procol Harum non esistevano neanche. Keith Reid, un giovane poeta inglese, aveva mostrato alcune sue liriche a un editore musicale che, impressionato, gli consigliò di farne una canzone. Conosciuto il pianista Gary Brooker, questi si comprò un organo Hammond su consiglio del tastierista degli Small Faces e nacque quella canzone strana, influenzata dalla musica classica (il riff è preso da un'aria di Bach) e dai testi misteriosi. Sarà subito, e per sei settimane, numero uno in Inghilterra e darà vita ai Procol Harum.
Altre versioni: in ordine sparso Joe Cocker, Annie Lennox, Box Tops.

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Soul Man
(Hayes-Porter)
Sam & Dave
Giugno 1967, reperibile nell'album Soul Men
Se c'è un brano che mostra efficacemente il legame profondo tra la musica soul e quella gospel, è questo. In studio, oltre naturalmente a Sam & Dave (un duo già di grande successo grazie a un altro hit, Hold On, I'm Coming), c'erano Booker T & MG's e i Memphis Horns, il meglio della musica nera del decennio. Volevano imitare il ritmo di Who Do You Love?: il risultato è uno strepitoso brano che, ai tempi, divenne popolare quasi quanto Satisfaction, rompendo una volta di più ogni barriera tra bianchi e neri.
Altre versioni: negli anni 80, in un filmetto di quarta categoria intitolato proprio Soul Man, il solo Sam (Dave era già deceduto) prova a riprendere il suo vecchio hit. Gli fa compagnia un insospettabile rocker: Lou Reed. Divertente.

ed ecco  il  film Soul  Man 
http://www.youtube.com/watch?v=CVtsvIpJFTw
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A Day In The Life
(Lennon-McCartney)
The Beatles
Giugno 1967, reperibile nell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
Ai tempi di Sgt. Pepper's, John e Paul avevano praticamente smesso di comporre insieme, a parte qualche intervento ora dell'uno ora dell'altro su composizioni scritte singolarmente. A Day In The Life, che conclude l'ottimista Sgt. Pepper's con una nota di inquietudine, è l'unico caso dove differenti canzoni dei due vengono montate insieme con risultato perfetto. La base del brano è una ballata quasi folk come incedere, composta da Lennon, che prende spunto da una serie di brutte notizie lette su un quotidiano, in cui è evidente come Lennon stesse virando verso una sorta di introspezione profonda. Dopo un crescendo orchestrale decisamente psichedelico, su cui si innesta il drumming dissonante di Ringo, arriva, come a spezzare la tensione, un piacevole motivetto di Paul. Il risultato complessivo dà l'idea di qualcuno che arriva a spezzare il mondo dei sogni (meglio, degli incubi). Lennon riprende quindi la voce, mentre la musica diventa un caotico crescendo, fino a quel magistrale finale, l'eco di una nota di pianoforte lasciata in sospeso per circa un minuto. I Beatles hanno dimostrato in questo brano tutta la formidabile genialità del loro approccio in studio, consegnando ai posteri un capolavoro assoluto di psichedelia e allo stesso tempo capacità compositiva.
Altre versioni: l'eclettico Eugene Chadbourne decompone a modo suo il brano dei Beatles (su Live At The Knitting Factory: Downtown Does The Beatles).

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Sunshine Of Your Love
(Brown-Bruce-Clapton)
The Cream
Novembre 1967, reperibile nell'album Disraeli Gears
Ci sono canzoni che sono passate alla storia solo grazie a un memorabile riff chitarristico. Sunshine Of Your Love è una di queste. Un brano che, come i Cream stessi, è l'ibrido perfetto tra psichedelia, pop e hard rock. E naturalmente, oltre al riff, anche il solo centrale, quintessenza dello stile di Clapton: bluesy, rabbioso e allo stesso tempo melodico. Praticamente perfetto. Ma non solo chitarra: Jack Bruce si impegna in una performance vocale perfetta, vista la natura complessa del brano, che diventa canone stilistico per ogni chitarrista venuto dopo.
Altre versioni: Hendrix e Clapton si stimavano e si sfidavano di continuo. Il mancino di Seattle (su Bbc Sessions) mostra tutta la sua ammirazione con una versione che, registrata durante una trasmissione radiofonica, dovettero tagliare perché Hendrix non voleva saperne di smettere.

la versione acustica di Clapton 
 http://www.youtube.com/watch?v=osalLZDo_SQ&feature=related



Lo splendere del tuo amore

 

Sta quasi sorgendo
Quando le luci chiudono i loro stanchi occhi
Io sarò presto da te amore mio
per darti la mia sorpresa dell'alba
Sarò con te tesoro, presto
Sarò con te quando le stelle inizieranno a cadere

Ho aspettato cosi tanto
per arrivare dove sto andando
nello splendere del tuo amore

sono con te amore mio
la luce sta splendendo attraverso di te
Si, sono con te amore mio
C'é il mattino e noi due soli
Ora starò con te tesoro
Starò con te finché ci sarà acqua nel mare

Ho aspettato cosi tanto
Ho aspettato cosi tanto
Ho aspettato cosi tanto
per arrivare dove sto andando
nello splendere del tuo amore


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(Sittin' On) The Dock Of The Bay
(Redding-Cropper)
Otis Redding
Dicembre 1967, reperibile nell'album Dock Of The Bay
Uscito postumo dopo l'improvvisa scomparsa di Redding in un incidente aereo, di questo brano le malelingue hanno spesso detto che il suo chitarrista Steve Cropper aggiunse il proprio nome ai crediti per mera questione economica. Certo è che questa struggente ballata mostra l'immenso talento di questo grande cantante di colore, capace di far sua la semplicità pop à la Beatles dandole dignità di musica senza tempo. Ed era proprio quello che Otis aveva in mente prima di morire: sfondare anche sul mercato pop, dopo essere rimasto affascinato da questa 'nuova' musica al festival di Monterey.
Altre versioni: Percy Sledge, Eric Andersen, Willie Nelson, Ben E. King, Al Jarreau, Staple Singers tra i tanti.

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Dear Mr. Fantasy
(Capaldi-Winwood-Wood)
Traffic
Dicembre 1967, reperibile nell'album Mr. Fantasy
In un periodo storico in cui la sperimentazione è la parola d'ordine, i Traffic si ergono per intelligenza e freschezza sulla gran massa. Se il loro capolavoro generalmente riconosciuto rimane, anni dopo, John Barleycorn Must Die, è innegabile che questo brano si erge come uno dei primissimi esempi di contaminazione tra r&b, rock e folk tradizionale. L'intonazione quasi blue eyed soul di Stevie Winwood e il riuscitissimo incrocio di tasitere e chitarre ne hanno fatto un caposaldo della musica moderna.
Altre versioni: tra la fine degli 80 e i 90 i Grateful Dead la proponevano spesso dal vivo (su Without A Net) in una riuscita versione dilatata nel loro stile.

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The Weight
(Robertson)
The Band
Luglio 1968, reperibile nell'album Music From Big Pink
In un anno in cui la rivoluzione sembrava ormai destinata ad avverarsi, dalle strade di Parigi ai campus di Berkeley, The Band si preoccupava di recuperare le leggende e la mitologia di un'America (e di un mondo) che non esistevano più. Usata anche per il cult movie Easy Rider, The Weight sembra giungere veramente da un'altra epoca, con quel rincorrersi dolente di voci che si uniscono poi magnificamente nel ritornello, in una sorta di gospel profano. Sostenuta discretamente da una chitarra acustica e dall'organo, marcia sul ritmo dell'imprescindibile batterista Levon Helm. Ascoltata oggi, nessuno potrebbe dire che fu incisa nel 1968.
Altre versioni: tra le tantissime cover, spiccano quella superba di Aretha Franklin (su 30 Greatest Hits) che ne intuì le potenzialità di brano senza tempo, così come quella degli Staples Singers (Best Of) che ne esaltano le qualità gospel.

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Proud Mary
(Fogerty)
Creedence Clearwater Revisited
Gennaio 1969, reperibile nell'album Bayou County
Quando Paul McCartney la ascoltò, pensò si trattasse di un gruppo di neri. Rimase scioccato sapendo che era di una 'bianchissima' rock band. Questa la dice lunga sull'abilità di Fogerty di inglobare il lessico musicale black in una rock song. In effetti, come si evince dal solo di chitarra, Booker T & The MGs erano la sua influenza primaria. Proud Mary sarebbe stato, per i CCR, il primo di nove singoli consecutivi dalle vendite milionarie.

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Long Time Gone
(Crosby)
Crosby Stills & Nash
Maggio 1969, reperibile nell'album Crosby, Stills & Nash
Gli anni 60, quelli dell'utopia libertaria, si chiudono su una nota di oscurità, che David Crosby canta lasciando la domanda in sospeso: "L'ora più scura è proprio prima dell'alba". Ma arriverà l'alba? Scritta all'indomani dell'assassinio di Robert Kennedy, nel suo stile l'ex Byrd pone domande e accusa il sistema: "Se pensi di farti eleggere, allora dovresti tagliarti i capelli". Musicalmente, un rock-blues vigoroso, impreziosito dalla tagliente chitarra di Stephen Stills e dalle solite, splendide armonie vocali del terzetto. Una canzone che racconta un preciso momento storico.
Altre versioni: nessuna rilevante.



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ANNI 70
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Fire And Rain
(Taylor)
James Taylor
Febbraio 1970, reperibile nell'album Sweet Baby James
Nel film Running On Empty (con River Phoenix), la storia di una famiglia di ex radicali ricercata da un ventennio dall'Fbi per aver messo una bomba in una fabbrica di armi durante gli anni 60, c'è una scena in cui si vede tutta la famiglia riunita a cantare in modo commosso questo brano di James Taylor. Questo la dice lunga su come certi brani siano entrati nella coscienza di almeno una generazione. Con il suo andamento mesto e la toccante melodia, Fire And Rain, nel ricordare la tossicodipendenza e il suicidio di un'amica, è davvero il manifesto di una generazione cresciuta con tanti sogni e che alla fine ha perso. Esattamente come racconta quel film. Ma la canzone resta tutt'oggi uno degli esempi più belli del songwriting americano.
Altre versioni: Al Jarreau su Glow.

il  trailer del  film Running On Empty
http://www.youtube.com/watch?v=8Y_S3IL4uKA
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Woodstock
(Mitchell)
Joni Mitchell
Aprile 1970, reperibile nell'album Ladies Of The Canyon
Impossibilitata ad andare a Woodstock per via delle cattive condizioni atmosferiche, Joni Mitchell segue l'evento alla tv. Impressionata da quello che vede, decide di scriverne una canzone. "In quel periodo tutti guardavano a noi cantanti come le persone con ogni risposta. Pensavo che c'era bisogno di un miracolo che mostrasse a tutti la strada giusta. Woodstock per me fu il miracolo che aspettavamo. Le prime volte che la cantano dal vivo, scoppiavo sempre a piangere." In effetti, questa tenue ballata solo voce e piano elettrico fotografa con dolcezza e speranza un momento che è rimasto nella storia del XX secolo.
Altre versioni: gli amici CSN&Y, che a Woodstocke c'erano, la trasformano in un irruente e festoso rock'n'roll (su Déjà Vu). Diventerà un successo enorme e molti dimenticheranno chi ne è l'autrice.

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Get Up (I Feel Like Being A)
Sex Machine
(Brown-Byrd-Lenhoff)
James Brown
Luglio 1970, reperibile nell'album 40th Anniversary Collection
Uno dei brani che traghetta il soul anni 60 nel più carnale e scatenato funk anni 70. La buona riuscita del pezzo, pubblicato per la prima volta nel 1970 e diventato subito palestra per interminabili improvvisazioni dal vivo, è dovuta all'energia sovrannaturale di Brown e all'abilità della band che aveva appena reclutato, i Pacesetters da Cincinnati. Sex Machine è la prima canzone che registrarono con Brown, un'elaborazione dell'hit Give It Up Or Turn It Loose nata durante un concerto a Nashville. Brown scrisse il testo su un manifesto, poi entrò con la band la sera stessa in studio a registrare. "Si creò un rapporto tipo tra padre e figlio", avrebbe detto Bootsy Collins, che faceva parte della formazione.
Altre versioni: Dee Dee Bridgewater dal vivo e Iggy Pop, lui sì "macchina del sesso". Da notare la versione di Eugene Chadbourne con gli italiani Zu.

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Black Magic Woman
(Green)
Santan
Settembre 1970, reperibile nell'album Abraxas
Un bluesaccio di quelli tipici che il grande Peter Green prima di friggersi il cervello era capace di comporre, ma che nelle mani di Carlos Santana e della sua band diventa il manifesto del nuovo rock latino che loro stessi hanno inventato. In questa versione, al brano di Green è attaccato in medley Gypsy Queen, tanto da far risaltare lo spettro sonoro di cui è capace la band. Trent'anni e passa dopo, Black Magic Woman, ancor più di Soul Sacrifice, è il brano che meglio di ogni altro identifica la novità portata dai Santana nella musica rock.
Altre versioni: naturalmente l'originale dei Fleetwood Mac (su The Best Of) per capire l'importanza di Peter Green come compositore blues.

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My Sweet Lord
(Harrison-Williams)
George Harrison
Novembre 1970, reperibile nell'album All Things Must Pass
Uno degli smashing hits dei Seventies, costò caro all'ex Beatle per un'accusa di plagio (di cui si discute ancor oggi). In ogni caso la dimostrazione che, libero dai Fab 4, Harrison era finalmente in grado di affermarsi come ottimo compositore. Con quell'immaginifico spirituale tipico dei Jesus freaks tanto in voga in quel primo scorcio dei 70, My Sweet Lord è un brano che fotografa perfettamente un momento storico e che ancor oggi suona come una splendida ballata seppur ricca di nostalgia per un momento ricco di un ottimismo che oggi è solo un vago ricordo.
Altre versioni: i più curiosi vorranno ascoltare He's So Fine delle Shiffons, il brano da cui Harrison avrebbe copiato.

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Layla
(Clapton-Gordon)
Derek And The Dominos
Novembre 1970, reperibile nell'album Layla And Other Assorted Love Songs
Benché conosciuta da molti nell'elegante versione unplugged anni 90, è quella elettrica (ai tempi passata abbastanza inosservata) a rimanere nella storia come uno dei più grandi esempi di rock chitarristico. Costruita su due parti ben distinte (la prima, aperta dall'immortale riff di Clapton, un rock d'assalto; la seconda una lunga suite melodica dominata dal pianoforte e dalla slide di Duane Allman), è un grido di disperazione dagli abissi della droga e del desiderio sessuale come raramente sentiti nella storia del rock. Layla era il nickname dell'allora moglie di George Harrison, di cui Clapton era innamorato (alcuni anni più tardi l'avrebbe finalmente sposata), ma quello che emerge da questo lungo brano è lo stesso terrore e la stessa angoscia che dominava i blues di Robert Johnson: per Clapton, adesso, quei blues erano diventati realtà.
Altre versioni: solo Clapton poteva tentare di riscrivere un tale capolavoro: ci sarebbe riuscito, trasformandola in elegante blues acustico (su Unplugged).

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Father And Son
(Stevens)
Cat Stevens
Novembre 1970, reperibile nell'album Tea For The Tillerman
In un momento storico in cui il rock è tutto chitarre dispiegate all'ennesima potenza e assoli di batteria che duravano un quarto d'ora, Cat Stevens inaugura la stagione del cosiddetto rock confidenziale e intimista, a cui bastano solo una bella voce e un paio di chitarre acustiche. In contemporanea sull'altra sponda dell'oceano con un altrettanto affranto James Taylor, Stevens porta di nuovo alla ribalta l'importanza della melodia e di testi che non sono solo inviti al "sex, drugs and rock'n'roll". Father And Son è una piccola storia, quella del confronto fra padri e figli che si rinnova di generazione in generazione, tra la saggezza provata dall'esperienza e l'irruenza giovanile. Ma funziona ancora.
Altre versioni: un insospettabile Johnny Cash la registra poco tempo prima di morire in coppia con la giovane Fiona Apple, facendone una metafora biblica senza tempo (su Unearthed).

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What's Going On
(Cleveland-Gaye-Benson)
Marvin Gaye
Febbraio 1971, reperibile nell'album What's Going On
What's Going On cambiò il corso della black music, seppure per poco tempo. Alla Motown non volevano pubblicarla, perché non erano pronti allo sconvolgimento che la canzone annunciava. Il cantante, nel ruolo di un veterano della guerra in Vietnam, dice che diavolo sta succedendo nella società attorno a lui ("what's going on" non è una domanda ma una asserzione), investendo così la musica nera di un approccio politico che fino al quel momento non aveva avuto. È una rivoluzione anche musicale: l'ingegnere di studio aveva preparato un nastro con tutte le diverse prove di voce di Gaye per dargli modo di scegliere la migliore. Lui, invece, le usò tutte, creando l'inconfondibile effetto stratificato che caratterizza la canzone.
Altre versioni: dopo gli incidenti razziali di Los Angeles del '92, i Los Lobos cominciarono, in modo appropriato, a inserirla nel loro repertorio dal vivo. Il risultato è decisamente riuscito, grazie alla capacità dei Lobos di far loro lo spirito del brano (su El cancionero: Mas y mas). Negli anni 80 è ritornata popolare grazie a Cyndi Lauper. Dopo l'11 settembre è stata usata per un singolo benefico anti-Aids con Bono e altri.

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You've Got A Friend
(King)
Carole King
Marzo 1971, reperibile nell'album Tapestry
Un disco nato quasi per caso e che diventerà uno dei più venduti di tutti i tempi. L'ex autrice di successo di tanti motivetti pop dei 60 si ritira a riflettere su di sé e sulla sua generazione. Il risultato è una serie di splendide composizioni in cui risalta lo spirito della donna moderna nata nel decennio precedente: indipendente e libera. You've Got A Friend è un po' il manifesto di tutto questo, quando non basta più il rapporto di coppia a definire le relazioni, ma è un nuovo concetto di amore a farsi strada. Forse per questo motivo (e per la riuscitissima costruzione melodica), il brano diventerà un tale travolgente successo popolare da diventare uno dei cardini dei 70 (e non solo).
Altre versioni: l'amico James Taylor la inciderà poco dopo, facendone uno smashing hit e arricchendola delle preziose armonie vocali di Joni Mitchell.

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Brown Sugar
(Jagger-Richards)
The Rolling Stones
Aprile 1971, reperibile nell'album Sticky Fingers
Se il riff di Brown Sugar lo conoscono ormai tutti, dalla Cina all'Alaska, così come quasi tutti si sono cimentati prima o poi a rifarlo, non sono molti quelli che hanno capito di cosa parli veramente la canzone. Intesa come un inno all'eroina (naturalmente gli Stones hanno giocato con il soprannome, appunto "brown sugar", che veniva dato a una qualità messicana di questa droga), racconta invece di un padrone della New Orleans dell'800 che obbliga la sua schiava di colore alla pratica del sesso orale. Bollati come sessisti e maschilisti, gli Stones non sono mai stati politically correct, come non lo deve essere il vero rock'n'roll, d'altronde. Impreziosita dal potente solo di sax di Bobby Keys, è diventata negli anni la sua signature song (lo chiamano, infatti, "Mr. Brown Sugar"... e non solo per quello...).
Altre versioni: Ryan Adams (accompagnato da Beth Orton) ne fa una viziosa ballata per solo voci e pianoforte (registrata per il mensile Uncut) dimenticando completamente il leggendario riff di chitarra.

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Imagine
(Lennon)
John Lennon
Settembre 1971, reperibile nell'album Imagine
È il pezzo più famoso di Lennon, Beatles compresi (e non è poco). John prese spunto da una raccolta di poesie di Yoko Ono intitolata Grapefruit, in cui l'artista invitava i lettori a "immaginare" una serie di cose, e dall'idea secondo cui per ottenere una cosa bisogna prima saperla immaginare. La forza della canzone, oltre che nel testo visionario, sta nell'estrema delicatezza dell'accompagnamento musicale, anche se Lennon la definì "una Working Class Hero con sopra dello zucchero". Col tempo s'è trasformata in un inno pacifista qualunquista, destino curioso per un testo in cui si teorizza la fine delle religioni, della proprietà privata e l'annullamento dei confini tra le nazioni. Dopo la morte di Lennon, nel 1980, il 45 giri è rientrato in classifica.
Altre versioni: è una delle canzoni più interpretate della storia. Tra le tante versioni: Joan Baez, Blues Traveler, Ray Charles, Randy Crawford, Richie Havens, Elton John, Diana Ross. Neil Young l'ha utilizzata per salutare gli eroi dell'11 settembre (America: A Tribute To Heroes), Noa e Khaled per celebrare la convivenza possibile fra arabi e israeliani. È stata anche cantata di fronte a Papa Giovanni Paolo II.

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American Pie
(McLean)
Don McLean
Ottobre 1971, reperibile nell'album American Pie
Esistono, su Internet, decine di newsgroup e website dediti all'analisi, riga per riga, di questa specie di Guerra e pace del rock. Una discussione senza fine che la dice lunga sull'impatto di questa canzone nel corso degli anni. In effetti, in essa, Don McLean concentrò, a partire da Buddy Holly (celebrato nel famoso verso "Il giorno in cui la musica morì") un po' tutta la storia del rock fino ad allora, da Dylan ai Beatles agli Stones, includendo i grandi sconvolgimenti sociali accaduti in America nel corso degli anni 60. Con l'aggiunta di una melodia accattivante, è chiaro allora come mai questo brano, di notevole durata, riuscì a diventare ugualmente un grande successo commerciale, peraltro l'unico (con l'eccezione di un altro singolo di successo poco dopo, il brano Vincent) della carriera del cantautore americano, oramai scomparso nel più completo anonimato.
Altre versioni: recentemente Madonna, nella colonna sonora del suo film Sai che c'è di nuovo?, ha rifatto in chiave dance il brano, dimostrando, grazie alla bella melodia, la sua facilità di trasposizione nei nostri giorni.

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Stairway To Heaven
(Plant-Page)
Led Zeppelin
Novembre 1971, reperibile nell'album Led Zeppelin IV
Se i Led Zeppelin hanno significato rock duro e riff chitarristici mozzafiato, è altrettanto vero che la loro canzone più famosa, quella che dal punto di vista del songwriting è la più complessa e quella che meglio incarna il loro spirito, è Stairway To Heaven. Autentico tormentone degli anni 70, il brano presenta diverse canzoni incollate tra di loro, ma soprattutto una sequenza di riff e di assolo chitarristici da antologia nella seconda parte, mentre la prima è la prova della loro conoscenza del patrimonio folk anglosassone. Per non parlare dello splendido lavoro di John Bonham. Un brano perfetto, dunque (accuse di satanismo a parte) che è la quintessenza stessa del rock anni 70.
Altre versioni: i Dread Zeppelin (su 5,000,000) pagano tributo agli Zep in chiave reggae. Non storcete il baso: gli Zeppelin originali, come racconta Robert Plant, erano soliti provare Stairway To Heaven in chiave reggae.

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 Mercedes Benz
(Joplin-McClure-Neuwirth)
Janis Joplin
Novembre 1971, reperibile nell'album Pearl
È considerata l'ultima registrazione di Janis prima della prematura scomparsa, ma non è l'unico motivo di fascino. Certo, la cantante ha lasciato ai posteri ben più memorabili tracce canore, ma questi due minuti scarsi di voce nuda dicono forse di più. Brano composto da lei, dal poeta beat Michael McClure e dal suo fidanzato Bob Neuwirth, mette a nudo tutta la sua umanità talvolta tenuta nascosta, con quella voce sporcata dal whisky. Talmente popolare che ancora oggi, nei bar americani, in molti si divertono a farne il karaoke.
Altre versioni: il grandissimo bluesman Taj Mahal ne fa una versione da brivido su Janis Joplin: This Ain't No Tribute Series - All Blues'd Up!.

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The Needle And The Damage Done
(Young)
Neil Young
Febbraio 1972, reperibile nell'album Harvest
Alzi la mano chi, in vita sua, non ha mai provato a rifare alla chitarra il picking di questo brano. La dice lunga di come certi passaggi musicali di un brano (se non il brano di per sé) entrano nel gusto popolare di più di una generazione e di quanto vasto sia l'impatto della musica pop. Breve ma efficace resoconto della disperazione di un tossicodipendente (tema comune di tante canzoni dei 70), The Needle And The Damage Done è uno dei tanti piccoli classici che Harvest (il più grande successo commerciale del canadese) dispensa a piene mani, tanto che ancora oggi è considerato il suo disco perfetto. Stupendo poi l'effetto finale, quando gli applausi del pubblico sfumano nelle note acide del brano successivo.
Altre versioni: la più recente dei Simple Minds è orrenda.

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Smoke On The Water
(Blackmore-Gillan-Glover-Lord-Paice)
Deep Purple
Marzo 1972, reperibile nell'album Machine Head
Probabilmente il riff di chitarra più suonato nella storia del rock. Se oggi sembra una banalità, allora non lo era - basti pensare alla travolgente versione dal vivo pubblicata sul celeberrimo Made In Japan. E pensare che i Deep Purple non credevano nelle sue potenzialità, tanto che negli Stati Uniti fu pubblicato oltre un anno dopo l'uscita dell'lp, proprio dopo il grande successo del già citato disco dal vivo. È una storia vera, quella raccontata da Blackmore e soci: erano a Montreux, in Svizzera, per registrare il disco e videro andare in fiamme il casino della cittadina dove si stava esibendo Frank Zappa. Ovviamente, essendo Montreux sul lago, era "fumo sull'acqua".
Altre versioni: una versione dance del classico dell'hard rock? Ci hanno pensato gli Eurobeats...

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Superstition
(Wonder)
Stevie Wonder
Maggio 1972, reperibile nell'album Talking Book
Nel 1972 il cantante cieco non era più il ragazzino prodigio che piaceva alle mamme e ai papà bianchi: di fatto, non aveva più avuto un numero 1 in classifica da quasi dieci anni. Era un uomo, invece, che come tanti coetanei della stessa razza stava in quel periodo riscoprendo con orgoglio la sua origine afro-americana. Era, quello, uno dei periodi di maggior consapevolezza per i musicisti di colore e la conseguenza fu una serie di dischi strepitosi. Musicalmente il momento felice lo si doveva a Sly And The Family Stone e alla loro innovazione, quel crossover tra soul, r&b, rock, pop e soprattutto funk. Stevie Wonder mise la sua autorevole firma a questo periodo storico con questo brano, ispirato alle tante "superstizioni" di cui erano vittime i neri. Utilizzò in studio (tra i primissimi musicisti pop a fare ciò) dei sintetizzatori ottenendo quel riff particolarissimo di chiara matrice funk. Curiosamente, Stevie aveva promesso Superstition all'amico Jeff Beck che si apprestava a inciderla quando la Motown, capito che il brano era un potenziale singolo di successo, si affrettò a pubblicare la versione di Wonder. "Bastardi", fu il commento di Beck. Il 27 gennaio 1973 Superstition di Stevie Wonder era, infatti, numero 1.
Altre versioni: nel suo Live Alive, il chitarrista texano Stevie Ray Vaughan ne fa un'incendiaria versione che riporta in vita il fantasma di Jimi Hendrix.

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The Joker
(Miller)
Steve Miller Band
Ottobre 1973, reperibile nell'album The Joker
Ottimo esempio di transizione tra un'era musicale e un'altra, The Joker è una accattivante ballata dalle molteplici aperture musicali (il country, il rock, qualche reminiscenza psichedelica), in cui domina la melodia un po' ruffiana tipicamente californiana e un gran bel riff di chitarra. La Steve Miller Band dice così addio alle lunghe improvvisazioni 'acide' di cui era campione per entrare nel mondo facile facile degli hit da tre minuti: "Avevo sempre voluto fare dei singoli che durassero poco", dirà Miller, "ma non avevo mai pensato che questo sarebbe stato un successo". Dopo The Joker, per il chitarrista, sarebbe diventata un'abitudine.
Altre versioni: k.d. lang l'ha recuperata nel 1997 per l'album Drag. L'anno dopo la rifaceva anche Todd Snider (Viva Satellite).

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Take It Easy
(Browne-Frey)
Ottobre 1973; reperibile nell'album For Everyman
Gli Eagles, pochi mesi prima, ne avevano già fatto un travolgente successo. Scritta a quattro mani con l'amico Glenn Frey (degli Eagles, appunto) Take It Easy è il ritratto perfetto della California dei primi 70, fatta di macchine, ragazze e tanti sogni. Ma soprattutto ne incarna, sin dal titolo, l'attitudine: "Prenditela con calma", perché "possiamo vincere, possiamo perdere, ma non saremo un'altra volta qui". Sono finiti i tempi dell'impegno politico e dell'urgenza esistenziale. Resta una melodia solare come il cielo di California che, ancor oggi, è capace di far sognare.
Altre versioni: ovviamente quella degli Eagles, che fu un grande successo e che tutti, ancor oggi, ricordano come la versione definitiva.

fatta dagli  eagles
http://www.youtube.com/watch?v=OPospvRqP_s
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Sweet Home Alabama
(King-Rossington-Van Zant)
Lynyrd Skynyrd
Aprile 1974, reperibile nell'album Second Helping
L'orgoglio sudista nella sua perfetta incarnazione. Se la canzone è stata adottata come l'inno di molti americani di destra e anche un po' razzisti, questa non è mai stata l'intenzione dei Lynyrd, che inizialmente la scrissero come un tributo ai leggendari studi musicali Muscle Shoals. Sentiti però i brani di Neil Young Alabama e Southern Man (che attaccavano proprio il razzismo sudista), il gruppo si sentì offeso non politicamente, ma culturalmente, aggiungendo il famoso verso "Hope Neil Young will remember / Southern man don't need him around anyhow". Ma, testi a parte, la canzone è un magnifico esempio di swamp rock, che incarna l'essenza stessa della musica del Sud degli States. Oggi la canzone non è più solo un classico del rock, ma a buon diritto fa parte della cultura popolare americana.
Altre versioni: solo un sudista verace come Hank Williams Jr. poteva riprendere in mano 'linno del Sud...'.

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Thunder Road
(Springsteen)
Bruce Springsteen
Agosto 1975, reperibile nell'album Born To Run
Probabilmente il capolavoro assoluto di Springsteen, e sicuramente il suo sforzo lirico più apprezzato. Musicalmente il brano si regge interamente sull'incredibile tour de force del bravissimo pianista Roy Bittan, almeno fino all'esplosione finale di chitarra e sax, che richiama invece l'inconfondibile sound di Phil Spector. Un brano struggente, dolente dedica alla fine dell'innocenza e all'incertezza del futuro, in cui è chiara una cosa sola: "Questa è una città di perdenti e io me ne sto andando di qui per vincere". Una promessa che Bruce è riuscito a far diventare, come difficilmente accade, realtà.
Altre versioni: Badly Drawn Boy è l'ultimo, insospettabile fan di Bruce Springsteen. La sua cover di Thunder Road è un piccolo e toccante gioiellino in chiave intimista.

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Bohemian Rhapsody
(Mercury)
Queen
Novembre 1975, reperibile nell'album A Night At The Opera
"Citatemi un gruppo rock che ha fatto un singolo come questo." Non si può dar torto a Freddy Mercury: nessuno aveva mai provato a mettere insieme l'opera con il rock, e pochi, dopo di loro, ci avrebbero provato. L'eclettico cantante fece tutto da solo, dal punto di vista compositivo; anzi, aveva già tutto in mente ancor prima di entrare in studio, ma il complesso brano, ovviamente, richiese un lunghissimo lavoro, tanto che venne registrato in ben sei differenti studi. In Bohemian Rhapsody c'è tutta l'esagerazione glam di un momento storico preciso, la metà dei 70, di cui i Queen furono in modo assoluto i leader.
Altre versioni: nessuna rilevante, alcune per orchestra.

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No Woman No Cry
(Ford-Marley)
Bob Marley
Dicembre 1975, reperibile nell'album dal vivo Live!
Tutti conoscono il ritornello, nessuna sa di che cosa parla la canzone. Marley ricorda l'infanzia per le strade di Trenchtown, il ghetto di Kingston, e conclude con un ottimista "tutto andrà bene". Il brano è accreditato anche a Vincent Ford: non scrisse nulla, ma Marley volle aiutare un uomo che un tempo dava da mangiare a lui e ad altri bambini bisognosi e che adesso era costretto su una sedia a rotelle. La versione da noi citata è la più lunga, la più lenta e la più celebre: poi inclusa anche nell'antologia Legend, è quella tratta dall'album dal vivo Live! del 1975. La versione originale più ritmata è su Natty Dread (1974): fu il primo hit in Inghilterra di Marley, per molti occidentali il primo contatto in assoluto col reggae.
Altre versioni: innumerevoli e di tutti i gusti, da Joan Baez ai Fugees passando per Jimmy Cliff, Garland Jeffreys, Boney M, Art Ensemble Of Chicago, Hugh Masekela, Graham Parker.

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Cocaine
(Cale)
J.J. Cale
Settembre 1976, reperibile nell'album Troubadour
J.J. Cale, ovvero l'ispirazione per decine di chitarristi. Un nome su tutti: Mark Knopfler. Lo stile asciutto e rarefatto, decisamente bluesy ma con il forte sapore delle terre americane più desolate, è un trademark e la sua Cocaine ne è chiaro esempio. Sebbene la canzone abbia anche delle liriche interessanti (come ogni canzone che parli di dipendenza da sostanze tossiche) il suo riff è talmente entrato nella coscienza popolare da renderle secondarie.
Altre versioni: Eric Clapton (su Slowhand) l'ha fatta talmente sua che la maggioranza del pubblico non sa neanche che l'ha scritta J.J. Cale. Dal vivo è tutt'oggi uno dei suoi cavalli di battaglia.

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Anarchy In The Uk
(Rotten-Jones-Matlock-Cook)
Sex Pistols
Novembre 1976, reperibile nell'album Never Mind The Bollocks
Uno dei pochi gruppi della storia del rock ad avere il primo singolo pubblicato da un'etichetta e il successivo album d'esordio da un'altra. Il che la dice lunga su cosa i Sex Pistols fossero. Ma se per tutti il gruppo di Johnny Rotten ha significato trasgressione dal punto di vista dell'immagine, non va sottovalutato l'impatto musicale di questo singolo, classico spartiacque tra un'epoca e un'altra. In un momento storico in cui se non eri un mostro di bravura tecnica e non incidevi lp con suite che durassero almeno 25 minuti, i Sex Pistols se ne uscirono con un brano di tre minuti e mezzo in cui usavano solo tre accordi: il La minore, il Sol e il Re. Quanto bastava per riportare in auge l'estetica del rock più selvaggio e diretto. Il punk non lo inventarono loro, era già nato in America da tempo, ma i Pistols lo portarono alle estreme conseguenze, invocando una stagione di anarchia per l'Inghilterra e per tutto il rock'n'roll.
Altre versioni: Megadeth e Mötley Crüe.

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Hotel California
(Henley-Frey-Felder)
Eagles
Dicembre 1976, reperibile nell'album Hotel California
Pubblicata in modo appropriato nell'anno delle grandi celebrazioni per il bicentenario della fondazione degli Stati Uniti, questa canzone racconta il lato scuro di quel Paese. Meglio, della California. Non quella solare e spensierata dei Beach Boys, ma quella di Hollywood Babylon, un posto che "potrebbe essere il paradiso o l'inferno" e dove la gente "può pagare il conto quando vuole ma non potrà mai andarsene". Nonostante la dolcissima ambientazione tipicamente West Coast (e lo splendido duello di chitarre nel finale), Hotel California è la fine del sogno, quello delle utopie nate proprio in California nel decennio precedente. La festa è finita, e nonostante l'enorme successo del disco, con essa sarebbero finiti anche gli Ealges.
Altre versioni: gli eroi del pop latino Gypsy Kings la rileggono a modo loro (su Volare! The Very Best Of).

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Heroes
(Bowie-Eno)
David Bowie
Settembre 1977, reperibile nell'album Heroes
Nel corso degli anni è stata usata un po' da tutti, recentemente anche per uno spot della Microsoft. Certo è che ben si presta a essere sfruttato un brano che, apparentemente, esalta le possibilità dell'essere umano a farsi "eroe" della propria vita, anche se per un giorno solo. E dire che Bowie si ispirò a due ragazzini che vide abbracciati per le strade di una Berlino ancora divisa in due. Musicalmente, è sicuramente il capolavoro di Bowie. L'attacco del brano è quasi confidenziale, si sviluppa poi in modo drammatico fino all'esplosione, quasi operistica, del finale. Ben coadiuvato, ovviamente, dalle tastiere di Brian Eno e dai soli della chitarra precisa e sofisticata di Robert Fripp.
Altre versioni: no, non fa i pezzi di suo papà. Ma Jakob Dylan e i suoi Wallflowers rileggono più che egregiamente il pezzo di Bowie (sulla colonna sonora di Godzilla). I King Crimson l'hanno rifatta dal vivo (vedi Heavy ConstruKction del 2000). Ne esiste anche una versione di Nico.
http://www.youtube.com/watch?v=4QBmTHwR3hg
qui con la traduzione ma si sente male 

qui  Bowie la fa insieme  con i  queen
http://www.youtube.com/watch?v=2JOvgfOkxgQ
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Because The Night
(Springsteen-Smith)
Patti Smith Group
Marzo 1978, reperibile nell'album Easter
Se la versione di Bruce (mai incisa ma proposta dal vivo molte volte) ha la forza di un cataclisma, quella di Patti Smith ha tutta la sensualità del desiderio e dell'attesa. Il solo incontro fra i due più brillanti autori di canzoni dei 70 avviene per caso, quando un comune amico, il produttore Jimmy Iovine, dà un giorno alla cantante un nastro in cui Bruce ha inciso un brano ancora senza parole. Mentre a casa aspetta la telefonata del suo amato Fred 'Sonic' Smith, Patti ne scrive i versi, dando vita a uno dei brani più popolari del decennio. Un pezzo che vive tanto del delizioso intro pianistico, quanto dell'ormai classicissimo refrain del ritornello.
Altre versioni: Bruce Springsteen sul Live 1975/85, oppure i 10,000 Maniacs in una struggente versione acustica su Mtv Unplugged.

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Message In A Bottle
(Sting)
The Police
Settembre 1979, reperibile nell'album Reggatta De Blanc
Una metafora - "una metafora intelligente", disse modestamente Sting - per la solitudine. Col suo insinuante ritmo reggae, i cambi di tempo e l'ossessiva ripetizione della frase tormentone "Send another sos", si spinse fino al numero 1 della classifica inglese (in America non andò oltre la posizione 74) trasformando i Police in star. Il batterista Stewart Copeland ha raccontato la genesi: "Mentre in studio faccio scarabocchi su un foglio di carta in cerca di idee, Sting guarda fuori dalla finestra. Poi, alla fine, se ne esce con Message In A Bottle".
Altre versioni: John Mayer (cantautorato pop), Maxi Priest (reggae), Machine Head (metal). El mensaje en la botella è la versione dei colombiani Ekhymosis.

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Another Brick In The Wall, Pt. 2
(Waters)
Pink Floyd
Novembre 1979, reperibile nell'album The Wall
I Pink Floyd, "album band" per eccellenza, potevano avere un 45 giri di successo? Tutti pensavano che non fosse possibile. E invece Roger Waters, allora leader indiscusso della band, dimostrò che potevano, eccome. Prese un ritmo disco, perché allora andava di moda, e ci scrisse su una tirata contro il sistema educativo britannico prendendosela non con tutti gli insegnanti, come ebbe a dire, ma con alcuni che aveva incontrato nella sua vita scolastica, ottusi e autoritari. In Sudafrica divenne l'inno delle contestazioni studentesche, tanto da venir bandito dal regime. Il celebre coro che si sente nella seconda parte della canzone è composto da ventitre studenti della Islington High School, le cui voci furono registrati su se stesse una dozzina di volte. La base strumentale su cui cantano i ragazzi e quella su cui cantano i Floyd è la stessa, duplicata e montata in sequenza. Gilmour suonò il celebre assolo raddoppiato con una Gibson dorata del '59. A una settimana dalla pubblicazione, in Inghilterra il singolo era già primo in classifica (in America ci sarebbe arrivato poco dopo). Qualcuno fece notare a Waters che gli studenti della Islington non erano stati pagati. Diede loro una copia del disco.
Altre versioni: si ricordano quelle dei Class Of '99 (supergruppo comprendente Layne Staley, Tom Morello e Stephen Perkins) e quella di Cyndi Lauper dal vivo a Berlino. E ovviamente i Pink Floyd senza Roger Waters e Roger Waters senza i Pink Floyd.

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London Calling
(Strummer-Jones)
The Clash
Dicembre 1979, reperibile nell'album London Calling
Se c'era bisogno di un calcio nel sedere per far vedere a tutti che il rock'n'roll era ben lungi dall'essere morto, ci pensarono i Clash. E dimostrarono anche che il punk era sì andato bene per un po', ma adesso era il momento di fare sul serio. È tutto qua: una batteria che lancia esplosioni nucleari, il riff di Mick Jones che entra nel catalogo dei riff definitivi e su tutto la voce 'stonata' di Strummer che chiama alla raccolta perché "Londra sta bruciando". Momento topico, di cui la storia del rock è ricca, e che cambia, ancora una volta, questa storia.
Altre versioni: stupenda quella suonata ai Grammy dopo la morte di Strummer da Bruce Springsteen, Elvis Costello, Dave Grohl e Steve Van Zandt.



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ANNI 80
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Love Will Tear Us Apart
(Curtis-Hook-Morris-Sumner)
Joy Division
Aprile 1980, reperibile nell'antologia Substance 1977-1980
Diventata un mito anche perché pubblicata su singolo un mese prima del suicidio del cantante Ian Curtis, diventandone l'epitaffio in musica, Love Will Tear Us Apart è una canzone d'amore raggelante e inno della doom generation di quegli anni. Si presume che il testo sia autobiografico: sembra riflettere la complessa situazione sentimentale vissuta da Curtis in quei mesi. Il suo matrimonio con Deborah andava a rotoli e Love Will Tear Us Apart sembra cantare l'ineluttabilità del dolore nelle relazioni d'amore. La bellezza della canzone, oltre che nella melodia facilmente memorizzabile, sta in quel modo di affrontare un tema melodrammatico con arrangiamenti freddi e con un cantato lugubre. L'armonizzazione col sintetizzatore è un classico che tutte le band new wave degli anni 80 hanno imparato a memoria. È il maggiore successo (postumo) dei Joy Division, il miglior 45 giri di tutti i tempi per il New Musical Express. Ristampato su cd singolo, è rientrato nella classifica britannica nel 1995.
Altre versioni: Paul Young l'ha fatta canticchiare a mezza Europa nel 1983. L'hanno rifatta anche New Order (ovvero i Joy Division dopo la morte di Curtis), Simple Minds (nell'album di cover Neon Lights), P.J. Proby, Bis, Squarepusher, Swans, una fila lunga così di band new wave e gli italiani Carnival Of Fools. Richard Ashcroft ha scritto A Song For The Lovers ispirandosi proprio a Love Will Tear Us Apart.



e rifatta dagli italiani Carnival Of Fools
http://www.youtube.com/watch?v=uAr89F3t5DE


L'amore Ci Farà A Pezzi 


Quando l'abitudine colpisce forte
e il desiderio è al minimo
e il risentimento è al massimo
da non far crescere le emozioni
e noi cambiamo i nostri percorsi
prendendo strade differenti
allora l'amore,l'amore ci farà a pezzi di nuovo
perchè la stanza da letto è così fredda
mentre rimango lontano dal tuo lato
è la mia sincronizzazione che è difettosa,
il nostro rispetto così arido?
tuttavia c'è ancora questa attrazione
che abbiamo mantenuto durante le nostre vite
l'amore,l'amore ci farà a pezzi di nuovo
piangi ancora nel sonno
tutti i miei fallimenti esibiti?
ho un gusto in bocca
mentre la disperazione mi consuma
è qualcosa di così buono
che non può proprio più funzionare?
quando l'amore,l'amore ci farà a pezzi di nuovo.
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Biko
(Gabriel)
Peter Gabriel
Maggio 1980, reperibile nell'album Peter Gabriel III
È una delle canzoni che ha accompagnato il ritorno all'impegno politico del rock anni 80. L'andamento marziale e l'interpretazione appassionata di Gabriel sono richieste dalla storia narrata: l'omicidio nel settembre 1977 di Steve Biko, attivista di colore che si batteva per i diritti dei neri del Sudafrica. Oltre ad avere risvegliato l'interesse per la tragedia dell'apartheid, rappresenta anche uno dei primi tentativi di integrare pop occidentale e canti africani. Non stupisce che sia stata la canzone chiave dei concerti per la liberazione di Nelson Mandela. La storia di Biko è raccontata nel film Grido di libertà (1987). Per promuoverlo, Gabriel prestò una versione live della sua canzone.
Altre versioni: i Simple Minds ne fecero un cavallo di battaglia del loro periodo impegnato (è su Street Fighting Years). Joan Baez l'ha inclusa in Recently, Manu Dibango in Wakafrika, Robert Wyatt nell'ep Mid-Eighties. Curiosamente, l'ha rifatta dal vivo anche Ray Wilson, vocalist dei Genesis sostituto di Phil Collins, a sua volta sostituito alla voce di Gabriel.



 rifatta dai simple minds
http://www.youtube.com/watch?v=YQ4XVsu3q5w
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Tunnel Of Love
(Knopfler)
Dire Straits
Ottobre 1980, reperibile nell'album Making Movies
Per musicare la storia di due ragazzi che si incontrano in un luna park, si amano e poi si lasciano da perfetti sconosciuti, Mark Knopfler scrisse una delle sue canzoni in grado di toccare tutti i registri conosciuti dai Dire Straits, da quello romantico a quello epico. Il testo mischia ricordi di un parco divertimenti (la "spanish city") e di un luna park visitati dal cantante da piccolo. L'introduzione è il Carousel Waltz di Rodgers-Hammerstein, una musichetta che Knopfler sentiva alle fiere quand'era bambino. Il chitarrista ha proposto anche una lettura metaforica: "In quegli anni stare con la band era come stare in uno di quei tunnel dell'amore dove si sbatte e urla per tutto il viaggio". Qualche anno dopo, Knopfler avrebbe descritto i Dire Straits come "un circo".
Altre versioni: nessuna nota.



Mi fanno impazzire i Waltzers, 
ma è la vita che ho scelto 
canto del Sixblade*, canto delle 
montagne russe, e del Torture Tattoo* 
e ho viaggiato nel tunnel del terrore 
dove le macchine gridano e sbattono 
e non so dove sarò stanotte 
ma a te direi sempre dove sono 


in un cerchio urlante di facce la vidi in piedi, nella luce 
aveva un biglietto per le corse, 
proprio come me, era una vittima della notte 
misi una mano sulla leva e dissi "lasciamo che giri" 
avevo la febbre del giocatore di slot, 
c'era una freccia che trapassava il mio cuore e la mia anima 


e la grande ruota continua a girare, i neon ardono lassù 
e io sono così alto, sul mondo 
vieni e fai un lento giro con me, ragazza 
nel tunnel dell'amore 


è il pericolo di quando viaggi a tuo rischio 
lei disse: “Sei un perfetto sconosciuto” 
disse ”Tesoro, lasciamo le cose così come sono” 
“E' un gioco da ragazzi, un giretto, tesoro” 
poi si alzò in piedi e disse “Hey, capo, dammene due, 
dammene due perché due tipi qualunque possono giocare” 


e la grande ruota continua a girare, i neon ardono lassù 
e io sono così alto, sul mondo 
vieni e fai un lento giro con me, ragazza 
nel tunnel dell'amore 


beh, sono stati soldi in cambio di muscoli, un'altra giostra 
soldi in cambio di muscoli e un'altra ragazza che mi piace 
un altro colpo, giusto per ingrandire la lista 
e vibrare, vibrare 


e ragazza, mi sembra bello proprio come lo è sempre stato 
come quella spanish city** quando eravamo bambini 
Oh, ragazza, mi sembra bello proprio come lo è sempre stato 
come quella spanish city quando eravamo bambini 


lei prese un medaglione d'argento, 
disse “Ricordami con questo” 
mise la sua mano nella mia tasca, 
ho avuto un oggetto come ricordo ed un bacio 
e nel ruggito della polvere e dei motori diesel 
sono rimasto in piedi a guardarla mentre se ne andava 
avrei potuto raggiungerla senza grosse difficoltà 
ma qualcosa deve avermi trattenuto 


e la grande ruota continua a girare, i neon ardono lassù 
e io sono così alto, sul mondo 
vieni e fai un lento giro con me, ragazza 
nel tunnel dell'amore 


e ora sto cercando tra queste giostre e le sale gioco 
cercando ovunque dalla corsa agli ostacoli fino alla palizzata 
in ogni tiro a segno dove furono fatte promesse 
fino a vibrare, vibrare, 
da Cullercoats* e Whitley Bay*, fino a vibrare 


e ragazza, mi sembra bello proprio come lo è sempre stato 
come quella spanish city quando eravamo bambini 
Oh, ragazza, mi sembra bello proprio come lo è sempre stato 
come quella spanish city quando eravamo bambini 
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Once In A Lifetime
(Byrne-Eno-Frantz-Harrison-Weymouth)
Talking Heads
Ottobre 1980, reperibile nell'album Remain In Light
Quando fu pubblicato non ebbe alcuna fortuna commerciale. Ma col passare degli anni è diventato il brano più celebre dei Talking Heads grazie all'intricato pattern percussivo che lo sostiene, all'arrangiamento originale e al canto stralunato di David Byrne, che sembra percorso da scosse elettriche. La canzone segnò una svolta nel modus operandi della band, che prese a jammare in studio, mischiando suoni pop, percussioni africaneggianti e ritmi funk, e a costruire canzoni sul risultato di quelle jam.
Altre versioni: i Phish (vedi Live Phish Vol. 15, contenente l'intera versione dal vivo di Once In A Lifetime) e gli Smashing Pumpkins una sessantina di volte nel corso del tour 2000. Anche il David Byrne solista.

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Sunday Bloody Sunday
(Clayton-Edge-Hewson-Mullen)
U2
Marzo 1983, reperibile nell'album War
Enfatica e marziale quanto una marcia militare, con in sottofondo il violino elettrico del futuro membro dei Waterboys Steve Wickham, Sunday Bloody Sunday ha definito il tono per il successivo quinquennio degli U2: epico e impegnato. Ci sono state due "domeniche sanguinose" in Irlanda del Nord: nel 1921 le truppe britanniche uccisero dodici persone durante una partita di football; nel 1972 i paracadutisti inglesi uccisero tredici manifestanti. L'idea di dedicare una canzone sulla questione irlandese la ebbe The Edge, ma fu Bono a scriverne il testo collegando la "bloody sunday" alla domenica di Pasqua - un gesto forse "privo di tatto", come avrebbe ammesso il cantante anni dopo. Il brano sollevò numerose controversie e qualche fraintendimento. Bono lo presentava, perciò, come una "canzone di disgusto" e non "di ribellione": non voleva, cioè, essere scambiato per un sostenitore del terrorismo repubblicano. Sunday Bloody Sunday è diventata da subito uno dei momenti clou delle esibizioni degli U2, con Bono che sventolava una bandiera bianca della pace e incitava il pubblico a cantare con lui "mai-più-guerra!". La canzone assunse un significato in più quando gli U2 la suonarono l'8 novembre 1987, il giorno in cui una bomba dell'IRA uccise undici partecipanti alla cerimonia del Remembrance Sunday a Enniskillen. La registrazione di quella versione è nel film Rattle And Hum. Oggi quella strage non la ricorda nessuno, ma certi versi di Sunday Bloody Sunday sono sempre buoni: "Siamo immuni, quando i fatti sono finzione e la tv è la realtà".
Altre versioni: nessuna artista importante ha avuto il coraggio di misurarsi con un pezzo tanto personale e drammatico. Gli U2 si sono superati nella straordinaria versione contenuta in Rattle And Hum. Da non confondersi con l'omonimo pezzo di John Lennon.

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Time After Time
(Hyman-Lauper)
Cyndi Lauper
Febbraio 1984, reperibile nell'album She's So Unusual
Interpretandola un anno dopo, Miles Davis le darà dignità artistica. Ballata col groppo in gola finita al numero 1 in classifica in Canada, Cile, Giappone e Stati Uniti (in Italia e Inghilterra si fermò al terzo posto), Time After Time contribuì a fare assegnare alla cantante newyorchese un Grammy e un American Music Award come artista emergente dell'anno. La canzone è stata scritta con l'arrangiatore e tastierista Rob Hyman, membro degli Hooters e session man con Bon Jovi, The Band, Joan Osborne, Taj Mahal, Chieftains.
Altre versioni: quella di Miles Davis è su You're Under Arrest (1985) e non va confusa con il brano omonimo firmato Cahn-Styne. Tra i tanti, l'hanno rifatta anche Cassandra Wilson, Willie Nelson, Richie Havens, Everything But The Girl, Faith Hill, Eva Cassidy, Tuck & Patti, Matchbox 20, Hooters. Il sito ufficiale di Cyndi segnala 79 versioni pubblicate.

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Born In The U.S.A.
(Springsteen)
Bruce Springsteen
Giugno 1984, reperibile nell'album Born In The U.S.A.
La batteria tonante e il suono del sintetizzatore Yahama CS-80 ne hanno fatto l'inno del rock muscoloso e macho per eccellenza, che ha dato ulteriore impulso alla carriera del suo autore. Non era quel che Bruce voleva. Nata come una scarna ballata acustica, è il lamento d'un veterano cui la grande America ha dato solo calci in faccia. Secondo Roy Bittan della E Street Band, "ha un che di orientale, forse un riferimento subliminale al Vietnam". La coda strumentale nacque per caso: il batterista Max Weinberg riprese a suonare a sorpresa e tutti gli andarono dietro. "Suonai un ritmo duro", ricorda, "perché le parole mi sembravano dure."
Altre versioni: non molte. Stanley Clarke (insospettabile), Eric Rigle (con le cornamuse). Con la benedizione di Bruce, il gruppo rap dei 2 Live Crew la rielaborò nell'inno anti censura Banned In The U.S.A. Springsteen ha pubblicato su Tracks la versione scarna incisa per Nebraska. La S Street Band (ovvero i pupazzi dei Muppets) hanno fatto Barn In The U.S.A.: era contenuta in un album con copertina fotocopia di quella di Born To Run.

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Purple Rain
(Nelson)
Prince
Agosto 1984, reperibile nell'album Purple Rain
Il testo criptico (cos'è la "pioggia porpora"?) non impedì a questa straordinaria ballata di far aumentare a dismisura la popolarità di Prince (è lui il Nelson autore del brano). Parte dell'omonimo film, durante il quale viene suonata in un locale di Minneapolis, è anche uno showcase dell'abilità di Prince come chitarrista hendrixiano: non a caso, il pezzo fu paragonato a Angel. Ha vinto un Grammy come migliore canzone per una colonna sonora (l'album se n'è aggiudicato un secondo). The Ladder, dall'album Around The World In A Day (1985), ne è da molti considerata il sequel.
Altre versioni: dal vivo (con documentazione discografica) degli Waterboys e dei Phish e sempre live, ma reperibile solo su bootleg, di Tori Amos. E poi Randy Crawford, Hollies e Flying Pickets. L'hanno rifatta alcuni jazzisti tra cui il nostro Enzo Pietropaoli (vedi Stolen Songs).

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Diamonds On The Soles Of Her Shoes
(Shabalala-Simon)
Paul Simon
Agosto 1986, reperibile nell'album Graceland
È una delle canzoni che meglio rappresenta lo spirito multiculturale di Graceland, il disco che ha sdoganato la world music presso il mercato occidentale. Incisa col gruppo vocale zulu dei Ladysmith Black Mambazo, con la Soweto Rhythm Section, col chitarrista Ray Phiry e col senegalese Youssou N'Dour, poteva essere una bella canzone del Simon solista: i cori tribali e il ritmo sincopato la resero straordinaria e originale.
Altre versioni: nessuna, anche se i Ladysmith Black Mambazo la considerano parte del proprio repertorio (è nell'antologia The Star And The Wiseman). Simon l'ha inclusa nel Concert In The Park del 1991.

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Walk This Way
(Perry-Tyler)
Run DMC & Aerosmith
Maggio 1986, reperibile nell'album Raising Hell
Il primo esempio di crossover, caposaldo della contaminazione tra rap e hard rock. Il produttore Rick Rubin sentì il trio improvvisare un rap su un brano degli Aerosmith di dieci anni prima, Walk This Way. È un numero che i tre facevano da quando avevano 12 anni. La versione originale aveva un riff da antologia ideato dal chitarrista Joe Perry per "avere qualcosa di funky da suonare che non fosse il solito James Brown". Steven Tyler aveva scritto un testo nel pozzo delle scale dello studio Record Plant incentrato su masturbazione e sesso. Era stato ispirato dalle conversazioni con alcune prostitute e dalla sua fantasia di fare sesso con due ragazze contemporaneamente. L'espressione "walk this way" è presa dal Frankenstein Jr. di Mel Brooks, ma indica anche "l'espressione che usano le ragazze più grandi per indicarti dove ficcarle il tuo dito, insomma ti insegnano a camminare" (Tyler). Dieci anni più tardi, Rubin fu talmente colpito dall'esperimento dei Run DMC da persuadere il trio non solo a inserire quel pezzo improvvisato nell'album che stavano finendo, ma a chiamare a collaborare gli autori. Un tempo celebrità, Joe Perry e Steven Tyler erano nel frattempo finiti in disgrazia, travolti dai propri stessi eccessi. Perché funzionasse in versione rap, il ritmo della canzone fu accelerato. Memorabile il video, con le due band che provano in sale adiacenti e Tyler che sfonda il muro con l'asta del microfono: Walk This Way sfondò davvero il muro tra musica bianca e nera, fece vendere a Run DMC due milioni di copie e rilanciò alla grande la carriera degli Aerosmith. Ma secondo il manager del gruppo Tim Collins gli ci vollero sette anni per recuperare le royalties del brano. Quando Rubin telefonò a Collins per comunicargli che un gruppo rap voleva rifare Walk This Way, il manager rispose: "Rap?! E che cos'è il rap?".
Altre versioni: ovviamente l'originale degli Aerosmith, che è su Toys In The Attic (1975).

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Luka
(Vega)
Suzanne Vega
Aprile 1987, reperibile nell'album Solitude Standing
La verità emerse solo qualche anno dopo: Luka era Suzanne. O meglio, l'autrice della canzone Suzanne Vega utilizzò la propria dolorosa esperienza personale per raccontare la storia di un bambino maltrattato. "Non me la sentivo di espormi in prima persona", avrebbe detto in seguito, "perciò inventai un personaggio fittizio perché interpretasse la mia storia." In verità, Suzanne aveva conosciuto un certo Luka che viveva davvero nel suo condominio, ma non aveva nulla a che fare con la vicenda narrata nella canzone. Assieme a Tom's Diner, è il pezzo che ha regalato maggior popolarità alla Vega (numero 3 nella classifica di Billboard).
Altre versioni: i Lemonheads di Evan Dando l'hanno rifatta in Lick (1989).

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Paradise City
(Adler-McKagan-Rose-Slash-Stradlin)
Guns n' Roses
Luglio 1987, reperibile nell'album Appetite For Destruction
È una delle canzoni, forse la più bella, che alla fine degli anni 80 riportò il rock selvaggio e politicamente scorretto in cima alle classifiche. Il lungo brano, sei minuti e mezzo editati su singolo, vive di un fantastico riff che Slash tirò fuori dal cassetto (lo aveva elaborato due anni prima) e di una formidabile accelerazione sul finale, ma anche sull'alternanza tra strofa cattiva (la civiltà in declino) e ritornello melodico (il paradiso in cui scappare). Il testo evoca una città paradisiaca dove "l'erba è verde e le ragazze carine".
Altre versioni: troppo facile quella degli ex Gilby Clarke e Tracii Guns con Kori Clarke dei Warrior Soul. Rare quella delle Hole di Courtney Love (ma Axl non odiava Kurt?) e di Ron Wood. Curiosa quella di Pat Boone per una volta In A Metal Mood.

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An Englishman In New York
(Sting)
Sting
Ottobre 1987, reperibile nell'album Nothing Like The Sun
È il ritratto musicalmente raffinato e liricamente sfizioso di un gentiluomo inglese a New York: prende il tè, va a passeggio col bastone lungo la Fifth Avenue, è onesto e di buone maniere. Morale: alla fine il buon gusto trionfa sempre sulla volgarità. Il verso "Sii te stesso, non curarti di quel che dicono gli altri" è probabilmente un riferimento all'omosessualità. Sting si ispirò, infatti, alla figura dello scrittore inglese e icona gay Quentin Crisp (1908-1999). "È una delle persone che ammiro di più. Era se stesso in maniera così evidente e coraggiosa da servire d'esempio a tutti noi", disse Sting. Noto per i modi effeminati (alla sua epoca l'omosessualità era un tabù), Crisp si trasferì in età avanzata a New York. Lì trovò una città che amava. Soleva dire: "Gli americani credono nella felicità, gli inglesi no". Se non si conosce l'identità di Crisp, è difficile distinguere da certe fotografie il sesso: non a caso fu scelto per interpretare la Regina Elisabetta nel film Orlando (1992). Pare impiegasse un'ora e mezza al giorno solo per truccarsi. La sua autobiografia The Naked Civil Servant diventò un film con protagonista John Hurt (Il funzionario nudo), la sua permanenza nella città statunitense è raccontata nel libro e nel film documentario Resident Alien, dove appare anche Sting. I due si erano incrociati per la prima volta sul set del film La sposa (1985), remake della Sposa di Frankenstein. Nella canzone è assolutamente delizioso l'intermezzo strumentale creato da Branford Marsalis: Sting era ancora in preda alla sbornia jazz. In classifica come singolo nel 1988.
Altre versioni: i King Changó l'hanno cantata in spagnolo (titolo: Venezuelan In New York). Se il trombettista Arturo Sandoval ha suonato una versione strumentale, i Flying Pickets l'hanno rifatta a cappella.

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Talkin' Bout A Revolution
(Chapman)
Tracy Chapman
Aprile 1988, reperibile nell'album Tracy Chapman
È stata concepita nel 1982, nel periodo in cui Tracy batteva i locali tra Cambridge e Boston, Massachusetts. Pubblicata sei anni dopo, ha avuto il merito di lanciare la carriera della folksinger con ben cinque milioni di copie vendute dall'album che la conteneva. Ha anche contribuito a riportare l'attenzione di pubblico e mass media sul cantautorato femminile (era anche il periodo di Suzanne Vega) e su tematiche politiche e sociali. E pensare che Tracy non era per niente convinta del potenziale della canzone: "Pensavo che Talkin' Bout A Revolution fosse un controsenso in piena era della disco music".
Altre versioni: i Living Colour dal vivo e la brasiliana Joyce nell'album Music Inside (1990).

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Fight The Power
(Ridenhour-Sadler-Shocklee-Shocklee)
Public Enemy
Dicembre 1988, reperibile nella colonna sonora Do The Right Thing
Pubblicata in un periodo di grandi tensioni razziali nelle metropoli americane, inclusa nella colonna sonora del film Fa' la cosa giusta di Spike Lee, Fight The Power è quasi un manifesto programmatico dei Public Enemy. Vigorosa e caotica - la voce di Chuck D doveva emergere dal caos come "la voce di Dio nella tempesta", ha detto il produttore Hank Shocklee - la canzone metteva in dubbio l'autorità costituita e si scagliava contro i miti del pubblico bianco: Elvis Presley e John Wayne venivano mandati letteralmente "affanculo". Fu proprio il singolo Fight The Power, col suo mezzo milione di copie vendute, a far conoscere a molti ragazzi bianchi il potere comunicativo della musica rap. La rabbia espressa con estrema lucidità nella canzone fu interpretata come un sintomo di quel che stava ribollendo nei ghetti americani.
Altre versioni: ce n'è una di quei giocherelloni dei Barenaked Ladies (bianchi e canadesi)



1989, un numero, un'altra estate (renditene conto) 
il suono del grande batterista, 
la musica colpisce il tuo cuore perché so che hai un'anima, 
(Fratelli e sorelle, hey !), 
Ascoltate se ve lo state perdendo, lo dico a tutti, 
abbiate ritmo mentre canto, 
dando uno sguardo 
per apprendere quello che so, 
mentre le fasce (in testa, ndr) sono sudate, 
e le rime e il ritmo vanno avanti, 
dovete darci quello che vogliamo, 
dovete darci quello di cui abbiamo bisogno, 
il nostro diritto di parola è libertà o morte, 
dobbiamo combattere il potere che c'è, 
fatemi sentire che dite 
combatti il potere. 


Chorus 


Siccome le rime hanno in progetto di essere respinte, 
quello che conta è che le rime 
abbiano in progetto di riempire il vostro animo, 
adesso che vi siete accorti che gli orgogliosi sono arrivati alla meta, 
dobbiamo pompare le nostre opinioni per farci forza, 
dal cuore 
è un inizio, un pezzo d'arte 
rivoluzionare è fare un cambiamento, niente di strano 
gente, gente noi siamo uguali, 
no, non siamo uguali, 
perché non conosciamo il gioco, 
quello di cui abbiamo bisogno è la coscienza, non possiamo non curarcene, 
tu dici "Cos'è questo ?" 
il mio amato buttiamoci negli affari, 
il pazzo di sé sulla difensiva della forma fisica 
(Yo) fannullone, affettatati allo show, 
devi andare per quello che sai, 
fai vedere a tutti, in modo da combattere il potere che c'è, 
fatemi sentire che dite 
combatti il potere. 


Chorus 


Elvis (Presley, ndr) è stato un eroe per molti, 
ma non per me, vedi, 
pensa al razzista che è stato quell'imbecille, 
manda a fanculo lui e John Wayne 
perché sono nero e ne sono orgoglioso 
sono pronto, sono eccitato e per di più elettrizzato 
la maggior parte dei miei eroi non appare su nessun francobollo 
prova a guardare indietro, vedi e troverai 
solamente "rednecks" (razzisti del Sud, ndr) per 400 anni se controlli 
non ti preoccupare, sii felice 
è stata la canzone numero uno, 
dannazione, se lo dico mi potresti schiaffeggiare proprio adesso 
proprio qui, andiamo, 
cosa dobbiamo dire 
potere al popolo, nessun ritardo, 
per far vedere a tutti 
in modo da combattere il potere che c'è. 
(Combatti il potere).
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Dirty Boulevard
(Reed)
Lou Reed
Gennaio 1989, reperibile nell'album New York
Salutato fin da subito come un nuovo classico di Lou Reed, Dirty Boulevard è il ritratto amaro di Pedro, un ragazzino in balia della strada, uno dei tanti reietti della New York cantata da Lou Reed nell'album omonimo. Musicalmente, è un ritorno al rock tagliente e scarno, grazie anche alla chitarra di Mike Rathke, marito della sorella della moglie di Lou. Reed è inimitabile: anche quando canta i versi più drammatici ("Suo padre lo picchia perché è troppo stanco per mendicare", "Nessuno sogna di diventare un dottore o un avvocato o altro, sognano solo di spacciare sullo sporco boulevard", "Portatemi gli affamati, gli sfiniti, i poveri e gli piscerò addosso, questo dice la Statua dell'Intolleranza", cioè la Statua della Libertà) lo fa con voce fredda e impassibile: invece di togliere, aggiunge pathos al brano. È da magone il finale con Pedro che conta fino a tre e spera di sparire per magia dallo "sporco boulevard". Ma ovviamente resta lì.
Altre versioni: nessuna conosciuta. Reed l'ha rimodellata per il live semiacustico Perfect Night Live In London.

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Free Fallin'
(Petty-Lynne)
Tom Petty
Aprile 1989, reperibile nell'album Full Moon Fever
La scommessa di Tom Petty di fare un disco senza gli Heartbreakers si rivela vincente sin dal primo brano, in cui gli ultimi vent'anni e più di storia del rock vengono rivisitati in modo semplicissimo ma estremamente efficace. Costruita su un giro costante di Rickenbacker dodici corde, il brano ha la sua apoteosi nel grido "Now I'm free", che è il grido stesso che ogni buona canzone rock dovrebbe saper liberare. Un brano che, gettato in faccia alla Mtv Generation, recupera di slancio il meglio della canzone rock classica dichiarando apertamente che essa non è finita. Tutt'altro.
Altre versioni: Stevie Nicks, ma anche Tony Hadley degli Spandau Ballet.

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Rockin' In The Free World
(Young)
Neil Young
Ottobre 1989, reperibile nell'album Freedom
È uno degli anni rock per eccellenza degli anni 80, ritratto apocalittico di una società malata non solo d'insensatezza, ma anche di cinismo. È stato composto da Neil Young di getto ed eseguito in un primo tempo da solo, alla chitarra acustica. L'album Freedom ne contiene due versioni (una scarna, l'altra elettrica), un po' come ai tempi di Hey Hey, My My. In veste elettrica, è la canzone che ha restituito Neil Young al suo pubblico, restaurandone la figura politica dopo alcuni dichiarazioni infelici. Un classico.
Altre versioni: è nel repertorio di moltissime rock band, dai Bon Jovi agli Alarm passando per Offspring e Big Country. Ha chiuso i concerti di CSNY del 2000 e il live Weld di Young ne contiene una tostissima. Versione shock: David Byrne in acustico. Versione cult: Pearl Jam, come immortalata in una dozzina di bootleg ufficiali (tra cui quello del concerto di Milano 2000).



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ANNI 90
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Nothing Compares 2 U
(Prince)
Sinéad O'Connor
Febbraio 1990, reperibile nell'album I Do Not Want What I Haven't Got
La straordinaria performance vocale dell'irlandese fa dimenticare che si tratta della cover d'un vecchio pezzo di Prince. Del resto, l'autore non l'ha pubblicata in alcun album, prestandola invece ai Family. Sinéad la prende e la trasforma in un capolavoro di pathos. Il trasporto emotivo e l'interpretazione credibile ne fanno una delle poche canzoni d'amore strappalacrime di cui non vergognarsi. Il brano, primo in classifica in mezzo mondo anche grazie a un video basato su un primissimo piano della cantante in lacrime (premiato con un Mtv Video Music Award), fece di Sinéad una star. Nominata ai Grammy come canzone dell'anno.
Altre versioni: quella di Prince è reperibile nell'antologia The Hits. Nel 1998 l'ha rifatta anche Jimmy Scott, folgorando il regista Pedro Almodovar. È una delle Stolen Songs rifatte dal jazzista Enzo Pietropaoli.



Nulla può essere paragonato a te


E da quindici giorni e sette ore che hai portato via il tuo amore
Io esco ogni sera e dormo tutto il giorno
Da quando hai portato via il tuo amore
Da quando te ne sei andato posso fare ciò che voglio
Posso vedere chiunque io scelga
Posso cenare in ristoranti alla moda
Ma nulla
Ho detto nulla può portare via questa tristezza
Perchè nulla può essere paragonato a te


Sono stata così sola qui senza te
Come un uccello senza un canto
Nulla può fermare la caduta di queste lacrime
Dimmi baby dove ho sbagliato
Potrei abbracciare tutti i ragazzi che incontro
Ma mi ricorderebbero di te
Sono stata dal dottore e indovina cosa mi ha detto
Ha detto: ragazza faresti bene a provare a divertirti
Non importa come
Ma è uno stupido
Perchè nulla può essere paragonato a te


Tutti i fiori che hai piantato, 
nel giardino dietro
Sono tutti morti quando te ne sei andato
So che vivere con te a volte era duro
Ma io vorrei provarci ancora
Nulla può essere paragonato a te
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Losing My Religion
(Berry-Buck-Mills-Stipe)
R.E.M.
Marzo 1991, reperibile nell'album Out Of Time
Forse l'unica pop song di successo della storia in cui lo strumento principale è il mandolino. Basata su un ritmo incalzante e dotata d'una melodia orecchiabile, ha trasformato i R.E.M. in una delle rock band più adorate del pianeta. Il testo parla di amore ossessivo. La vaghezza di Stipe non aiutò a risolvere la confusione tra il senso figurato dell'espressione "losing my religion" (espressione idiomatica del Sud che significa qualcosa tipo: sono alla frutta) e quello letterale (perdere la fede), tanto che in Irlanda il relativo video fu censurato. Premiata con due Grammy: uno per la canzone, l'altro per il clip immaginifico girato da Tarsem Singh (quello di The Cell).
Altre versioni: Tori Amos l'ha incisa per la colonna sonora di Higher Learning. Una versione bluegrass (avete letto bene) è reperibile nel disco tributo Pickin' On R.E.M.

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Smells Like Teen Spirit
(Cobain-Grohl-Novoselic)
Nirvana
Settembre 1991, reperibile nell'album Nevermind
I Nirvana si vergognavano di Smells Like Teen Spirit. Pensavano ricalcasse pedissequamente lo schema vuoto-pieno utilizzato dai Pixies e che assomigliasse, oh oh, a More Than A Felling dei Boston. Una volta Kathleen Hanna delle Bikini Kill scrisse su un muro "Kurt smells like Teen Spirit". Cobain utilizzò quell'espressione per la canzone, ignaro che Teen Spirit fosse la marca d'un deodorante. Passata alla storia come inno alla ribellione giovanile, esprime in verità un atteggiamento ambivalente rispetto al "pensiero di fare una rivoluzione". Ma secondo Dave Grohl, il brano non ha alcun senso perché Kurt "scriveva i testi cinque minuti prima di incidere le canzoni". I Nirvana NON hanno suonato Smells Like Teen Spirit nello storico concerto acustico per Mtv: era troppo popolare. In compenso, è inclusa nel live elettrico From The Muddy Banks Of Wishkah. Per il canale musicale VH-1 è la migliore canzone degli ultimi venticinque anni, per Ray Davis dei Kinks "una delle dieci migliori incisioni rock di tutti i tempi".
Altre versioni: Kurt ascoltava quella fatta da Tori Amos contenuta nel singolo Crucify: lo metteva di buon umore. Recentemente il trio dei Bad Plus ne ha fatto una versione jazz piuttosto bizzarra. Sara DeBell l'ha ridotta a muzak con la benedizione dell'etichetta di Seattle C/Z. Gli String Cheese Incident la suonano dal vivo tirandola per sei minuti e mezzo. L'hanno accennata anche Pearl Jam e Metallica. I Banks 77, chiunque essi siano, l'hanno punkizzata per il disco tributo Smells Like Bleach.

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Jeremy
(Ament-Vedder)
Pearl Jam
Agosto 1991, reperibile nell'album Ten
L'8 gennaio 1991 Jeremy Wade Delle, 16 anni, si sparò con una Magnum 357 di fronte ai compagni di classe della Richardson High School, nella suburbia di Dallas, Texas. Era un ragazzo problematico, scrisse un giornalista, e figlio di genitori divorziati. Quando Eddie Vedder lesse l'articolo, immaginò la vicenda di Jeremy, la sua solitudine e la sua frustrazione, fondendola alla storia di un ragazzo chiamato Brian che aveva conosciuto nella sua scuola di San Diego e col quale aveva avuto un alterco. Anche Brian aveva fatto fuoco a scuola con una pistola, ma fortunatamente senza conseguenze. La musica, scritta su un basso Hamer a 12 corde, è probabilmente il capolavoro di Jeff Ament. Puntando il dito contro il fallimento del sistema educativo e famigliare, la canzone catturò l'immaginario d'una generazione che aveva vissuto alienazione e abbandono. Furono girati due video. Il primo di Chris Caffaro fu scartato. Quello di Mark Pellington, basato su immagini di un giovane attore (nella parte di Jeremy) e di uno spiritato Vedder, regalò ulteriore successo alla formazione e si aggiudicò quattro Mtv Video Music Awards. Ma il finale, un fermo immagine sui compagni di scuola sporchi del sangue di Jeremy, fu frainteso e spinse molti a pensare si trattasse di una strage. Un avvocato americano affermò che un suo assistito, un ragazzo che aveva sparato in classe, aveva agito perché suggestionato dal video di Pellington. Quando Mark Eitzel degli American Music Club disse a Vedder che il video aveva rovinato l'immagine che si era fatto della storia, il cantante decise che non avrebbe più girato clip narrativi.
Altre versioni: i Naked Lunch (nel tributo Smells Like Grunge: che fantasia, eh?). Volendo, esiste anche una versione per quartetto d'archi. Gli stessi Pearl Jam l'hanno rimodellata a metà anni 90.

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Under The Bridge
(Flea-Frusciante-Kiedis-Smith)
Red Hot Chili Peppers
Settembre 1991, reperibile nell'album Blood Sugar Sex Magik
È il ricordo dei giorni in cui il cantante Anthony Kiedis si faceva, "buttando via la mia vita", sotto un ponte di Los Angeles. È un esorcismo in musica che oggi evoca non solo la morte per overdose del chitarrista del gruppo Hillel Slovak, ma tutta una generazione di musicisti schiavi dell'eroina. Ballata delicata e sensibile, è stata la prima hit della formazione (pubblicata su singolo, negli Stati Uniti si fermò al numero 2 nell'aprile 1992) e ha aperto ai Peppers una strada alternativa al funk-punk muscoloso, strada poi imboccata con decisione nel 1999 con Californication.
Altre versioni: di grande successo quella delle All Saints. L'ha rifatta anche Tony Hadley degli Spandau Ballet.



Qualche volta mi sento come 
Non avessi un compagno 
Qualche volta sento 
Come la mia unica amica 
Fosse la città in cui vivo 
La città degli Angeli 
Solo come sono 
Insieme piangiamo 


Guido sulle sue strade 
Perché è la mia compagna 
Cammino per le sue colline 
Perché sa chi sono 
Vede le cose buone che ho in me 
E mi bacia piena di vento 
Non mi preoccupo mai 
Adesso questa è una bugia 


Non voglio mai più sentirmi 
Come mi sono sentito quel giorno 
Portami nel posto che io amo 
Portami là 
Non voglio mai più sentirmi 
Come mi sono sentito quel giorno 
Portami nel posto che io amo 
Portami là 


E' difficile credere 
Che non ci sia nessuno là fuori 
E' difficile credere 
Che io sia tutto solo 
Almeno io ho il suo amore 
Solo come sono 
Insieme piangiamo 


Non voglio mai più sentirmi 
Come mi sono sentito quel giorno 
Portami nel posto che io amo 
Portami là 


Sotto il ponte in città 
E' dove ho versato del sangue 
Sotto il ponte in città 
Non mi bastava mai 


Sotto il ponte in città 
Mi sono dimenticato del mio amore 
Sotto il ponte in città 
Ho dato via la mia vita 
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One
(Clayton-Edge-Hewson-Mullen)
U2
Novembre 1991, reperibile nell'album Achtung Baby
È stupefacente che gli U2 abbiano composto e inciso la loro ballata più famosa e affascinante non agli esordi, ma a più di dieci anni dal debutto. Nacque per caso a Berlino, mentre il gruppo stava lavorando a Mysterious Ways. Fu composta in un quarto d'ora. Il fonico Flood ricorda: "Bono improvvisò il 90% della melodia e del testo". Spedita con gli altri provini dell'album al produttore Brian Eno, questi chiese al gruppo di "destrutturarla", trasformandola in ciò che è oggi. Edge aggiunse la parte di chitarra che parte quando Bono canta "love is a temple" all'ultimo momento, in fase di missaggio. Secondo Guggi, amico d'infanzia di Bono, la canzone è ispirata alle sue traversie sentimentali. Alcuni pensano parli di AIDS. Bono, invece, afferma che parla della band, che in quel periodo rischiava di perdere la propria unità (da cui il titolo One e la frase "Siamo una cosa sola, ma non siamo uguali, dobbiamo sostenerci a vicenda"). In ogni caso, è diventata un inno pacifista universale, utilizzato dagli U2 in vari concerti benefici e da Amnesty per uno spot pubblicitario. Il singolo, pubblicato nel 1992, è corredato da ben tre video. L'album che la contiene ha vinto un Grammy. Il mensile inglese Q l'ha messa in cima alla lista delle 1001 canzoni più belle di tutti i tempi. Pare sia tra le preferite di Axl Rose dei Guns n' Roses.
Altre versioni: Johnny Cash l'ha rifatta nel terzo volume delle American Recordings e The Edge era lì ad ascoltare "quella voce che è come il Grand Canyon". Bono l'ha cantata, ahinoi, anche con Luciano Pavarotti. La versione cult è però quella dal vivo (reperibile solo su bootleg) degli Automatic Baby (Michael Stipe e Mike Mills dei R.E.M. con Adam Clayton e Larry Mullen Jr degli U2). Edge si stupisce che la gente la suoni e la canti ai matrimoni.



un bel  duetto   con MJ Blige
http://www.youtube.com/watch?v=Zzcmicm-OJM
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Creep
(Greenwood-Greenwood-O'Brien-Selway-Yorke)
Radiohead
Settembre 1992, reperibile nell'album Pablo Honey
"Non importa che oggi abbia successo: diventerà un classico." Thom Yorke aveva ragione. Inciso come esercizio di riscaldamento per un altro brano, con Jonny Greenwood che cercava di rovinarlo strapazzando la chitarra, Creep è diventato un inno generazionale per chi non si riconosce nei modelli di successo imperanti negli anni 90 ("creep" come sfigato che compiace gli altri), anche se in verità parla di una relazione d'amore. L'interpretazione vocale di Yorke ti prende lo stomaco. Curiosamente, ha avuto successo prima in America, poi in Inghilterra.
Altre versioni: Damien Rice la suona dal vivo.

Dal vivo  e in versione acustica da Damien Rice.....
http://www.youtube.com/watch?v=-6uyZ4jKTdg
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Loser
(Beck-Stephenson)
Beck
Gennaio 1994, reperibile nell'album Mellow Gold
Arrivando al primo posto nella classifica rock di Billboard, ha imposto il personaggio di Beck, folksinger che maneggia campionamenti e ritmiche hip-hop. Creando un ibrido inedito e moderno, Loser ha aperto una stagione di contaminazioni ed eclettismi. Ed è diventato, malgrado la volontà dell'autore, un inno degli slacker anni Novanta, i buoni a nulla della Generazione X. "I Beatles", ha ribattuto Beck, "fecero un brano intitolato I'm A Loser: erano anche loro degli slacker?"
Altre versioni: Danny Barnes dei Bad Livers l'ha rifatta fondendola a Keep My Skillet Good And Greasy.

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You Oughta Know
(Ballard-Morissette)
Alanis Morissette
Giugno 1995, reperibile nell'album Jagged Little Pill
Lo sfogo di un'amante tradita è diventato il lasciapassare verso il successo per una generazione di "ragazze arrabbiate", o presunte tali. You Oughta Know è stato anche il grimaldello attraverso cui il pop s'è impossessato del rock alternativo. Alanis la scrisse di getto ripensando a una conversazione telefonica con un ex. Celebri i versi astiosi "Lei fotte come me?" e "Si chinerebbe su di te in un cinema?". Vincitrice di due Grammy. Il relativo album Jagged Little Pill ha venduto 28 milioni di copie.
Altre versioni: nessuna rilevante. Jaymz Bee & The Royal Jelly Orchestra l'hanno trasformata in un pezzo lounge, la Texas Chainsaw Orchestra in una tamarrata rock.

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Wonderwall
(Gallagher)
Oasis
Ottobre 1995, reperibile nell'album (What's The Story) Morning Glory?
Quel duro di Noel Gallagher dimostrò di avere un lato tenero e sensibile quando scrisse questa ballata per la fidanzata (oggi ex moglie) Meg Matthews. Dotata d'una melodia straordinaria, fu definita dal New Musical Express la "Penny Lane degli anni 90". Noel la scrisse nella primavera del 1996 nella casa che divideva con Meg al numero 83 di Alpert Street, a Camden. Voleva migliorare l'umore di Meg un giorno in cui la vide particolarmente giù - o almeno così dichiarò in un'intervista. Dopo la separazione, Noel ha però affermato che la canzone parla di alieni (già) e che la dedica alla Matthews è un'invenzione dei mass media. Com'è allora che Meg fa bella mostra di sé in copertina? La registrazione provocò del malumore col fratello Liam. Noel portò in studio due brani, Wonderwall e Don't Look Back In Anger, chiedendo a Liam quali dei due volesse interpretare. L'altro se lo sarebbe tenuto per sé. Il cantante scelse il brano che Noel riteneva più personale, Wonderwall appunto. Quando fu pubblicato come singolo nell'ottobre 1995, fece arrivare alle stelle la popolarità degli Oasis, che si trovarono ad avere ben sette canzoni (sette!) contemporaneamente nella Top 40 britannica. La versione degli Oasis si trovò a competere in classifica con quella ironica di Mike Flowers incisa per la Sony, per la quale Noel ricevette 250 mila sterline di roayalties. "Quelli della Sony", ha raccontato, "vennero dopo un concerto e dissero di avere un regalo per me. Forte, pensai, sarà un bel sacchettone di coca. Era un assegno." Al posto di sniffarli o fumarli, con quei soldi Noel fondò la sua etichetta, la Helter Skelter Records. Per la cronaca: il titolo della canzone ricalca - forse non a caso visto l'amore di Noel per i Beatles - quello di Wonderwall Music, primo album solista di George Harrison. In un sondaggio da una stazione radio inglese, è stata votata dal pubblico britannico "canzone del decennio".
Altre versioni: quella easy listening dei Mike Flowers Pop. Ryan Adams l'ha di recente trasformata in una dolente ballata acustica (vedi Love Is Hell Pt. 1): quando Noel Gallagher l'ha sentita, ha deciso di registrarla nuovamente in quella stessa vena. e questa volta senza la voce di Liam.

rifatta  da ryan adams
http://www.youtube.com/watch?v=0gVxRvNfFLg
rifatta  da Noel gallagher in versione  acustica 
http://www.youtube.com/watch?v=HZqscSWtHmo
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Bittersweet Symphony
(Ashcroft-Jagger-Richards)
The Verve
Giugno 1997, reperibile nell'album Urban Hymns
Richard Ashcroft fece l'errore di abbellire Bittersweet Symphony con un breve campionamento di The Last Time, da un disco di versioni orchestrali di brani dei Rolling Stones. Una mossa coerente per un pezzo costruito sulla stratificazione di loop (anche di chitarra) e sull'accumulo di strumenti (tra cui un sitar elettrico suonato da Nick McCabe, appena rientrato nel gruppo). Quando il brano fu pubblicato come singolo, Ashcroft fu costretto dagli avvocati del detentore dei diritti di The Last Time Allen Klein (della ABKCO) a versare il 100% delle royalties delle musiche agli Stones (solo il testo è accreditato ad Ashcroft). Contattati dal manager dei Verve, Jagger e Richards se ne lavarono le mani e passarono all'incasso. Beffa nella beffa, Klein vendette la musica (non sua) a Nike e Renault per alcuni spot pubblicitari. Ironicamente, la canzone parla di come questa vita sia una "sinfonia dolce amara": "Cerchi di sbarcare il lunario, sei schiavo dei

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